ALIMENTAZIONE, ESPERTI RIUNIONI ALLO IEO IL 12 APRILE

Quali sono le frontiere più avanzate della ricerca sulla nutrizione, in un mare di fake news? Dove si stanno indirizzando, realmente, gli studiosi di tutto il mondo, in un ambito così importante, come quello dell’alimentazione e delle patologie collegate (o, sul versante opposto, dell’allungamento della vita)? Risponderanno otto fra i migliori specialisti internazionali, provenienti da cinque Paesi (Stati Uniti, Israele, Germania, Spagna e Italia), che la Fondazione IBSA di Lugano riunirà il 12 aprile al Campus IFOM-IEO di via Adamello 16 a Milano, per un Forum intitolato “La nuova era della nutrizione: dai meccanismi molecolari alla salute umana”. Partner dell’incontro sarà l’Istituto Europeo di Oncologia.
Si parlerà, fra gli altri argomenti, di nutrigenomica (cioè di come alcuni cibi possono influenzare il nostro DNA), ma anche di restrizione calorica per allungare la vita e per attenuare alcuni disturbi, e del ruolo del microbioma (i batteri del nostro intestino) nell’insorgenza di diverse malattie. L’iscrizione al Forum è gratuita. Basterà registrarsi al sito www.ibsafoundation.org. Il Forum sarà in inglese.
Una delle frontiere più studiate è quella che gravita intorno alla riduzione controllata del cibo, e ai suoi possibili effetti positivi sui sintomi di alcune malattie. «Un numero crescente di dati conferma che il digiuno intermittente (cioè una forma di digiuno assoluto, intervallata da giorni di alimentazione normale) contribuisce a ridurre il rischio di sindrome metabolica e di alcuni disturbi cardiaci – spiega Andreas Michalsen, professore di medicina integrata e naturopatia al Charité University Medical Center di Berlino (Germania) e relatore al Forum. –Nel nostro ospedale abbiamo seguito più di 20.000 pazienti, che si sono sottoposti a diverse forme di digiuno sotto controllo medico. Ebbene, i risultati sono stati ottimi, per quanto riguarda il diabete, l’ipertensione, l’emicrania, la fibromialgia, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla».
Altri studi vengono focalizzati, invece, sui rapporti fra l’assunzione di cibo e i ritmi circadiani, con una stretta delimitazione delle ore giornaliere in cui mangiare. «Il ritmo sonno/veglia condiziona la produzione di ormoni (insulina, glucagone, grelina, e altri) che sono coinvolti nel metabolismo – spiega Satchidananda Panda, professore presso il Salk Institute-Regulatory Biology Laboratory di La Jolla, in California (che sarà un altro relatore del Forum). – I nostri studi e quelli di altri gruppi di ricerca suggeriscono di non assumere il cibo 3 o 4 ore prima di andare a dormire e 1-2 ore dopo il risveglio. Questo significa avere una finestra di 10-12 ore al giorno entro cui mangiare (se consideriamo che una persona dorme in media 7 ore), escludendo le altre fasce. Nuovi studi saranno necessari, in ogni caso, per confermare quest’ipotesi».
Infine, il ruolo dei batteri e degli altri microrganismi dell’intestino: «Molti dati dimostrano che il microbioma può avere un ruolo attivo nell’avvio dell’obesità, del diabete, di disordini metabolici e cardiovascolari, e anche di alcune forme di cancro – dice Eran Segal, professore presso il Weizmann Institute of Science, dipartimento di Computer Science e Matematica applicata, a Rehovot (Israele). –Durante il Forum sulla nutrizione del 12 aprile presenterò i risultati delle ricerche del mio gruppo sui legami fra il microbioma e queste malattie, puntando l’attenzione sulla necessità di sviluppare una medicina personalizzata che combini la genetica, il microbioma stesso e la nutrizione». Segal parlerà anche di una serie di nuovi studi su alcune “famiglie” di batteri che sembrano favorire una rapida risalita del peso dopo una dieta. Quando saranno individuati in modo definitivo questi batteri, diventerà possibile ridurre, o forse addirittura cancellare, l’immediato “recupero” dei chili persi, che spesso si verifica negli obesi.
Il gruppo di Segal è multidisciplinare, e si avvale anche di esperti di biologia computazionale, intelligenza artificiale e modelli probabilistici, per analizzare ed elaborare grandissime quantità di dati clinici.