ALZHEIMER: CRESCE IL BISOGNO DI ASSISTENZA PRIVATA PER I 600.000 MALATI

La Federazione Alzheimer Italia, nell’ultimoRapporto Mondiale Alzheimer 2015 ha riportato i dati allarmanti dell’incremento di una malattia che colpisce senza alcuna possibilità di prevenzione. I costi diretti per l’assistenza superano gli 11 miliardi di euro, di cui il 73% è a carico delle famiglie. E proprio da questo dato nasce la riflessione sulle conseguenze rispetto al peggioramento lento ma incessante della situazione, ovvero l’inevitabile incremento delle richieste di attività privata di cura e sorveglianza. Come conferma Progetto Famiglia Network, rete che conta 30 centri di assistenza in tutta Italiadedicati alla cura degli anziani, dei malati e dei disabili, nella metà dei casi i soggetti coinvolti vengono assistiti dai figli, mentre circa il 38% riceve il supporto di una badante.

Il Rapporto rileva che ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza (l’ Alzheimer rappresenta il 50-60% delle demenze). Questa cifra è destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050.  Sono oltre 9,9 milioni i nuovi casi di demenza ogni anno, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi.

Quando ho avviato questo progetto nel 2010 la situazione era già allarmante. Mentre prima però l’assistenza privata era privilegio delle persone appartenenti a fasce di reddito medio-alte, oggi sono in netto aumento le domande anche da parte di famiglie più modeste e di pensionati, che decidono di affidarsi al privato perché ritengono inadeguato o insufficiente l’aiuto dello stato -, prosegue Lorenti – Gli operatori vengono chiamati anche per interventi di poche ore, talvolta di un’ora al giorno per l’igiene personale o l’aiuto ai pasti. Le richieste sono superiori in alcune regioni, in primis la Lombardia, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, dove il Servizio Sanitario Nazionale pur essendo leggermente più efficiente, non è comunque in grado di far fronte a tutte le domande”, sostiene Francesco Lorenti, CEO e fondatore della reteProgetto Famiglia Network.

In Italia sono 600.000 i malati di Alzheimer, destinati ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione (l’Italia è il Paese più longevo d’Europa, con 13,4 milioni gli ultrasessantenni, pari al 22% della popolazione). Il costo medio annuo per paziente è pari a 70.587 euro, comprensivo dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale, di quelli che ricadono direttamente sulle famiglie e dei costi indiretti (gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver, i badanti, i mancati redditi da lavoro dei pazienti, ecc.). È quanto emerge dalla terza ricerca realizzata dal Censis con l’Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), che ha analizzato l’evoluzione della condizione dei malati e delle loro famiglie dal 2000 a oggi.

Queste le regioni che spendono di più in assistenza privata:

–          Lombardia, spesa media annua per famiglia € 14.900, n. ore richieste 1450

–          Emilia-Romagna, spesa media annua per famiglia € 12.300, n. ore richieste 1610

–          Liguria, spesa media annua per famiglia € 11.700, n. ore richieste 985

–          Veneto, spesa media annua per famiglia € 10.700, n. ore richieste 1345

–          Piemonte, spesa media annua per famiglia € 8.650, n. ore richieste 854

Le motivazioni principali sono comuni a tutte le regioni:

–          poco tempo dei familiari in quanto lavoratori (circa il 45% dei richiedenti sono lavoratori autonomi)

–          mancanza di competenze tecniche

–          necessità di attivare il servizio nel minor tempo possibile

–          mancanza di aiuto da parte dei servizi assistenziali comunali e/o dalle aziende sanitarie locali per diversi motivi: mancanza di fondi, isee del paziente superiori a quello richiesto, grado di non autosufficienza con percentuale inferiore a quella richiesta per attivare il servizio, ecc.

“Ad ogni modo, anche quando il paziente ha diritto, o gli vengono riconosciute delle ore da parte delle istituzioni, spesso non sono sufficienti (in genere viene erogata massimo 1 ora al giorno, anche nei casi più gravi!) e i privati vengono chiamati per integrare il ‘monte ore’. Va sottolineato però che spesso i pazienti devono pagare, anche solo in parte o in base al reddito, l’assistenza erogata da parte di istituzioni pubbliche e che il costo di questo servizio nella maggioranza dei casi è uguale o addirittura superiore a quello che i pazienti pagherebbero rivolgendosi direttamente a un centro privato”, aggiunge ancora Lorenti.