ARTRITE REUMATOIDE: BARICITINIB RALLENTA IL DANNO ALLE ARTICOLAZIONI

L’Artrite Reumatoide sino a qualche anno fa era una malattia legata ad una buia prospettiva di invalidità. Dal Congresso Europeo di Reumatologia, EULAR da poco conclusosi a Madrid, emergono importanti novità sulla patologia, non più considerata inesorabile.  “Se la malattia è riconosciuta in tempo e trattata adeguatamente, anche le forme moderate e gravi possono essere controllate efficacemente” dichiara il Professor Luigi Sinigaglia dell’ Unità Operativa di Reumatologia dell’Istituto Gaetano Pini di Milano. Un problema che solo in Italia interessa oltre 400mila pazienti e con una prevalenza sulla popolazione stimata intorno allo 0.5%.

L’AR ha un impatto importante sulla vita dei malati: circa il 90% dei soggetti ha qualche grado di disabilità entro i 30 anni dall’esordio. Nel 22% dei casi il malato è costretto ad abbandonare ogni tipo di lavoro ed il 10% necessita di assistenza continuativa. Ma anche l’aspettativa di vita diminuisce: in media di 4 anni negli uomini e di 10 nelle donne se la malattia non viene adeguatamente trattata. (****)

Secondo alcune analisi tratte dai dati emersi dallo studio RA-BEAM, la nuova ‘small molecule’ baricitinib, inibitore reversibile degli enzimi JAK1 e JAK2 (Janus chinasi, noti mediatori del processo infiammatorio alla base della patologia), ha dimostrato di essere in grado di inibire la progressione del danno articolare ad un anno nei pazienti con AR in fase attiva, che hanno avuto una risposta inadeguata o insoddisfacente al trattamento di prima linea con DMARDs convenzionali.

Dopo 24 mesi di osservazione la progressione dei danni strutturali articolari causati dalla malattia era significativamente inferiore nei pazienti trattati con baricitinib con un rallentamento significativo della progressione del danno articolare con un profilo di safety accettabile.

Ma non è tutto perché baricitinib prevede una unica somministrazione giornaliera del farmaco in forma orale, fattore apprezzato dai pazienti, che favorisce significativamente l’aderenza ai trattamenti e che rappresenta un indubbio valore aggiunto: “La qualità di vita delle persone è importante” sottolinea il Professor Sinigaglia  “per questo la valutazione clinica (mediante indici clinimetrici) è diretta sia a valutare il grado di infiammazione sia la componente soggettiva del paziente che deve essere sempre contestualizzata in relazione al suo stato sociale, alla sua professione e al contesto familiare, permettendo così la scelta del miglior trattamento per quel determinato paziente.”.

“Nel rispondere agli unmet needs, i cosiddetti ‘bisogni insoddisfatti’ dei pazienti adulti affetti da AR  moderata a grave che non ottengono miglioramenti significativi o sono  intolleranti, ad uno o più farmaci anti-reumatici modificanti la malattia (DMARD, sigla in inglese di Disease Modifyng Antirheumatic Drugs) baricitinib rappresenta un’interessante novità terapeutica” continua il Professor Luigi  Sinigaglia:  ha mostrato di migliorare in maniera significativa segni e sintomi della malattia, agendo con un meccanismo d’azione totalmente innovativo. Le terapie che hanno come target gli enzimi JAK sono in grado di ridurre i mediatori dell’’infiammazione: in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, baricitinib è stato associato ad un significativo miglioramento del dolore e della rigidità articolare rispetto al placebo e rispetto ad adalimumab dopo 12 settimane di trattamento.

All’EULAR sono stati diffusi anche i risultati dell’indagine “RA Matters” commentati da Antonella Celano alla guida di APMAR (Ass. Per. Mal. Reumatiche) : “i sintomi fisici come la stanchezza (43%) e il dolore (39%) continuano ad essere le barriere più grandi per le persone con artrite reumatoide sul posto di lavoro. Oltre il 60 per cento di persone affette da questa patologia hanno difficoltà generiche e il 23% denuncia problemi con le routine quotidiane come l’igiene e la cura personale. E’ più del 50% la quota di malati che auspica che le persone sane possano comprendere meglio l’impatto fisico e psicologico che l’artrite reumatoide ha sulla propria vita. Dati che ci confermano quanto sia importante usare farmaci che migliorino queste percentuali e abbiano un effetto sulla qualità dell’esistenza globale”.

 

TAG: artrite reumatoide, dolore, rigidità, fatica, produttività, danno articolare, comorbidità, depressione, RA-BEAM, baricitinib, Janus chinasi, EULAR, reumatologia, APMAR,

 

Riferimenti bibliografici:

(*) FRI 0116 – A high level of clinical response based on composite indices is associated with improved health-related quality of life: analyses from a phase 3 trial in patients with rheumatoid arthritis – M. Dougados, B. Zhu, A.C. Tang, A. Quebe, I. Stoykov, M. Ishida, C. Gaich Arthritis Reum 2015;67 (suppl 10):3928

(**) FRI 0087 – Low rates of radiographic progression of structural joint damage over 2 years of baricitinib treatment in patients with RA – D. Van Der Heijde, M. Schiff, Y. Tanaka, R. Klar, L. Xie, G. Meszaros, T. Ishii, M. Casillas, R. Ortmann, P. Emery

(***) FRI0086 – Efficacy and safety data based on historical or pre-existing conditions at baseline for patients with active rheumatoid arthritis who were treated with baricitinib – B. Combe, A. Balsa, P. Sarzi Puttini, H.P. Tony, I. de Torre, V. Rogai, F. Durand, A. Jahangir, S. Witt, J.Zhong, M. Dougados (Ann Rheum Disease 2016 e 2017)

(****) Dati ATMAR Associazione Malati Reumatici Trentino