ARTRITE REUMATOIDE, LE NOVITA’ FARMACOLOGICHE ARRIVANO DA LONDRA

Evoluzione o Rivoluzione nella pratica clinica dell’artrite reumatoide?” questo il titolo del simposio in programma durante il Congresso “EULAR 2016” che si è svolto nei giorni scorsi a Londra.  Un occasione di confronto tra esperti internazionali e pazienti per discutere delle aspettative e dei bisogni insoddisfatti, dai fattori che influenzano la patologia al futuro del trattamento dell’artrite reumatoide. I dati presentati sono incoraggianti e spingono verso nuovi paradigmi terapeutici, potenzialmente rivoluzionari per la qualità della vita di oltre 23 milioni di persone –  prevalentemente donne nel pieno della vita attiva – in tutto il mondo, di cui quasi 400.000 solo in Italia.

La ricerca lavora da anni per individuare potenziali nuovi target terapeutici per influenzare i meccanismi alla base del processo infiammatorio tipico della malattia. Una grande speranza arriva dalla “piccola molecola”, frutto della ricerca di Lilly, Baricitinib, attualmente in Fase III,  unico inibitore selettivo – per via orale in un’unica somministrazione quotidiana – di un specifico gruppo di enzimi (JAK 1 e JAK 2) responsabili del meccanismo infiammatorio che colpisce le articolazioni. I dati più recenti dimostrano  come la somministrazione di questa molecola sia efficace nel ridurre il dolore, la rigidità mattutina, l’affaticamento, ma soprattutto consenta un rapido e prolungato miglioramento clinico.

É proprio grazie all’inibizione di questi due specifici target  – JAK 1 e JAK 2 – che si evidenziano i maggiori risultati di remissione del processo infiammatorio alla base della malattia”, spiega il Prof. Roberto Caporali, Professore Associato di Reumatologia, Università di Pavia e Responsabile della Early Arthritis Clinic della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Oggi si riscontrano limiti, anche a volte rilevanti in termini di efficacia e sicurezza legati all’impiego delle terapie tradizionali e/o biologiche disponibili, per cui molti pazienti  non rispondono adeguatamente al trattamento con uno o più farmaci. Baricitinib è una “piccola molecola” dal grande potenziale che potrebbe rappresentare l’innovazione  in grado di  rispondere alle aspettative più alte dei pazienti. “Questa molecola è in grado di offrire diversi vantaggi – precisa il prof. Caporali -. Non solo la modalità di somministrazione orale, molto più semplice per il paziente, rispetto a quella per via venosa o sottocutanea, ma soprattutto il profilo di sicurezza suggerito dai risultati degli studi, che combinato con un meccanismo d’azione che colpisce più bersagli contemporaneamente, può condurre alla remissione della malattia”.

“L’obiettivo deve essere proprio questo, la remissione clinica – conferma Renato Giannelli, Presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) -. Ancora oggi, nonostante il progresso della ricerca e l’innovazione nella terapia, sono molte le persone che devono fare i conti con dolore, rigidità, invalidità e un danno articolare progressivo senza riuscire a frenare l’avanzamento della malattia. La situazione è particolarmente delicata, se si pensa che l’artrite reumatoide, come molte altre malattie reumatiche infiammatorie ed autoimmuni, non è una malattia degli anziani ma colpisce persone ancora in età attiva, prima dei 40 anni,  molto spesso nel pieno della loro vita personale e professionale”. “La disponibilità di una nuova terapia – aggiunge Giannelli – con una somministrazione più semplice e un profilo di sicurezza, come emerso dagli studi clinici presentati, potrebbe rappresentare per il futuro un importante opportunità a favore dei pazienti e della loro qualità di vita”.

Avere una qualità della vita migliore, tenere sotto controllo la propria malattia ma soprattutto riprendersi la propriavita, sono gli obiettivi di tutti i pazienti colpiti da questa patologia ” afferma Silvia Ostuzzi coordinatrice ANMAR Young “In particolar modo questo diventa fondamentale per i più giovani, che non vogliono lasciare che la malattia “blocchi” la loro vita personale, sentimentale, formativa o professionale, ma vogliono continuare a vivere e a godere delle proprie passioni e della propria famiglia”– conclude la coordinatrice giovani ANMAR.

Proprio in merito a questa tematica, in questi giorni a Londra tra i dati presentati emergono i risultati dello studio di fase 3 , RA-BEAM,  che dimostra come i pazienti affetti da Artrite Reumatoide, che non hanno risposto adeguatamente al metotrexato e che non sono stati trattati con nessun farmaco biologico, presentano un miglioramento significativo della qualità di vita quando assumono Baricitinib rispetto ai pazienti trattati con placebo o adalimumab.

Informazioni sull’Artrite Reumatoide: è una malattia autoimmune caratterizzata dall’infiammazione e progressivo danno articolare. Nel mondo sono oltre 23 milioni le persone che soffrono di AR. In Italia la prevalenza è stimata in circa 0,5% della popolazione. La patologia interessa prevalentemente le donne con un rapporto di 3 a 1 sugli uomini, con un picco di incidenza nella quinta decade di vita, benché siano disponibili evidenze di un esordio anche più precoce della malattia.

I pazienti e i medici indicano che esiste un’opportunità importante per migliorare la cura dei pazienti. L’attuale trattamento terapeutico comprende l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei, farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARDs), come il metotrexato, e farmaci biologici che hanno come obiettivo i mediatori coinvolti nella patogenesi dell’artrite reumatoide. Le manifestazioni cliniche della malattia portano a disabilità nell’80% dei casi e la sopravvivenza è ridotta di alcuni anni. Molti studi hanno dimostrato che la mortalità è più alta nei pazienti con artrite reumatoide quando questa viene confrontata con il tasso atteso nella popolazione generale. La malattia risulta debilitante a tal punto che si registrano ricoveri dovuti alla patologia stessa ed alle comorbidità ad essa correlate. I costi indiretti dovuti alle prestazioni previdenziali erogate, alle perdite di produttività dovute alle assenze dal lavoro del paziente e dei caregivers risultano pari a 4.183 Euro (il 31% del totale) per un numero medio annuo di 65 giornate di assenza.[1]

Come agisce Baricitinib: la molecola agisce direttamente sugli enzimi JAK1 e JAK2 modulando la sintesi di citochine JAK-dipendenti.Le citochine JAK-dipendenti sono implicate nella patogenesi di diverse patologie infiammatorie e autoimmuni e ciò sembra suggerire che gli inibitori dei JAK possano essere utili nel trattamento di un’ampia gamma di condizioni infiammatorie. In caso di alterata regolazione dell’attività di specifici enzimi JAK si può infatti sviluppare un processo infiammatorio e un’attivazione anomala del sistema immunitario.