BAMBINO GESU’: RISONANZA MAGNETICA SENZA RISCHI PER I PAZIENTI CON IMPIANTI ELETTRONICI E METALLICI

Dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ecco la prima procedura di sicurezza in Italia per eseguire l’esame diagnostico in presenza di ogni tipo di device impiantabile: sono 80 le prestazioni erogate con successo negli ultimi 4 anni. 

Un protocollo per permettere ai bambini con pacemaker, con protesi metalliche e con qualsiasi altro tipo di dispositivo impiantabile di sottoporsi senza rischi alla risonanza magnetica. E’ stato messo a punto dal team di fisici sanitari e medici del Dipartimento di Diagnostica per Immagini dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Prima iniziativa di questo genere in Italia, integra le attuali disposizioni in materia che regolano l’accesso a questo esame solo per i portatori di pacemaker e defibrillatori, escludendo gli altri casi. Dal 2012 ad oggi sono 80 i piccoli pazienti con dispositivi di vario genere che hanno potuto effettuare in sicurezza la risonanza magnetica.

«Ci siamo voluti dotare di queste regole per dare risposta ai bisogni di cura dei bambini con impianti che, in virtù di una legge che risale agli anni 90, in nessun caso potrebbero essere sottoposti a risonanza magnetica» spiega Paolo Tomà, direttore del dipartimento di Diagnostica per Immagini del Bambino Gesù. «Fatta eccezione per le più recenti linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità che allargano il campo ai pazienti con pacemaker e defibrillatori, tutto il quadro normativo in materia è molto restrittivo perché sviluppato in un contesto non più attuale. Sia le apparecchiature diagnostiche che i dispositivi impiantabili non sono più gli stessi di 25 anni fa: quelli di oggi aprono la strada a nuove possibilità di diagnosi e cura».

La risonanza viene utilizzata in moltissimi campi della medicina (neurologico, neurochirurgico, traumatologico, oncologico, ortopedico, cardiologico, gastroenterologico) e in alcuni casi è un vero e proprio esame salvavita. Consente, ad esempio, di acquisire informazioni fondamentali per eseguire un intervento chirurgico o per stabilire il percorso terapeutico più appropriato. La presenza di un dispositivo, a seconda delle caratteristiche e dei materiali di cui si compone, può rendere rischioso l’esame a causa dell’effetto calamita (ovvero l’attrazione che il campo magnetico generato dal macchinario esercita sui supporti metallici impiantati); dell’effetto microonde (le onde radio emesse durante la scansione possono surriscaldare l’impianto) e della possibile interferenza sul corretto funzionamento di quelli elettronici. Un impianto può influire anche sulla qualità delle immagini, rendendole inutilizzabili (effetto distorsione).

Nel 2015 al Bambino Gesù circa 600 piccoli pazienti sono stati impiantati con i dispositivi più vari: cateteri, device cardiaci, pompe, stimolatori vagali, stent vascolari, protesi del cristallino e dei testicoli, impianti cocleari, drenaggi del timpano, sistemi di fissaggio ortopedici (viti e distanziatori), fili e punti di sutura permanenti. Sempre lo scorso anno, per 19 di questi bambini (provenienti anche da altre strutture e dall’estero) si è resa necessaria la risonanza magnetica: grazie all’applicazione della nuova procedura di sicurezza, l’esame è stato portato a termine senza alcuna complicazione.

«Dopo anni di studi e ricerche siamo riusciti a sviluppare una procedura, certificata anche dalla Joint Commission International, che regola le modalità per effettuare in sicurezza la risonanza magnetica sui pazienti impiantati. Siamo quindi in grado di stabilire in quali circostanze, di fronte a quale tipo di dispositivo e con quale grado di rischio eseguire o meno l’esame. Ovviamente la valutazione viene fatta caso per caso» sottolinea Vittorio Cannatà, responsabile della Fisica Sanitaria del Bambino Gesù. «Per l’elaborazione del nostro protocollo abbiamo preso le mosse dalle indicazioni dei costruttori dei vari dispositivi medici impiantabili che, oltre al dettaglio dei materiali utilizzati, hanno l’obbligo di identificare tutti i rischi, compresi quelli da interferenza con altre apparecchiature o tecniche diagnostiche».