CARDIOLOGIA DIGITALE: VERSO SMART HOSPITAL E SMART HOME

Cerotti che rilevano l’elettrocardiogramma e tatuaggi in grado di trasmettere con sistema wireless il livello di glicemia del paziente. Queste alcune delle innovazioni applicate nella cardiologia e presentate nel convegno “Cardiologia digitale 2019” che si è tenuto a Roma il 9 e il 10 maggio. A partecipare, sono stati i professionisti della sanità: medici, infermieri, tecnici delle professioni. Ma anche le istituzioni e le società scientifiche. 

«La sanità così come è organizzata oggi non è più sostenibile – spiega Fabrizio Ammirati, Direttore Uoc Cardiologia, Direttore Dipartimento Medicina (Asl Roma 3) e direttore scientifico del convegno -. Obiettivo del convegno è immaginare un nuovo modo di organizzare la sanità, migliorando le modalità di accesso e di erogazione delle cure». Oggi in sanità «non servono più soldi – aggiunge Maria Pia Garavaglia, Presidente Istituto Superiore di Studi Sanitari “Giuseppe Cannarella”, in apertura del convegno – ma una diversa concezione della managerialità. Il manager deve essere autonomo nelle scelte. Sulla digitalizzazione, il governo centrale e quello regionale hanno deciso di scommettere. Ci sono norme e finanziamenti per cui siamo i primi della classe. La cardiologia è un esempio di settore in cui la digitalizzazione funziona». 

L’OSPEDALE INTELLIGENTE. «I termini big data, machine learing o blockchain sono poco conosciuti in sanità mentre in altri ambiti sono ormai diffusi». Ma come le nuove tecnologie possono aiutare la sanità? «Per quanto riguarda i big data – continua Ammirati –, la raccolta di enormi quantità di dati su patologie consente di capire l’epidemiologia e studiare la popolazione. Per la machine learnig, invece, attraverso le app che rilevano i dati clinici, si possono comprendere le grandi patologie e tracciare dei percorsi condivisi e comuni. Pensiamo solamente ai sensori disponibili, in grado di rilevare la pressione arteriosa, la glicemia, la concentrazione dell’ossigeno nel sangue, possono aiutare molto il controllo del paziente a domicilio. L’obiettivo è risolvere il più possibile le situazioni al di fuori dell’ospedale sia dal punto di vista diagnostico sia del follow up a distanza e decongestionare l’ospedale. Ciò – evidenzia – non significa abbandonare la persona ma controllarla in maniera costante e precisa. L’obiettivo finale è pensare a un ospedale intelligente che deleghi in remoto il controllo dei pazienti e riservi le prestazioni ospedaliere a quelli affetti da patologie acute. Il futuro potrebbe essere uno smart hospital che dialoga con una smart home, ovvero una casa fornita di sensori ambientali e pazienti che indossano sensori». 

PRIMATO AL NORD. L’applicazione delle nuove tecnologie nella cardiologia nazionale, secondo Renato Pietro Ricci, presidente nazionale dell’Aiac, «è a buon punto». Ad oggi «il 40-50% dei pazienti portatori di defibrillatore ha un sistema di monitoraggio in remoto mentre per chi porta i pacemaker siamo intorno al 20%». La regione più avanti nelle nuove tecnologie in cardiologia è il Trentino alto Adige, «è stata infatti la prima – spiega – ad ottenere la rimborsabilità delle prestazioni. In genere, tutto il Nord Est ha dimostrato sensibilità. Non da meno sono la Lombardia e il Lazio. Fra le regioni meridionali, diverse hanno lavorato molto. La Puglia, in particolare, si è contraddistinta per la coesione dei cardiologi nel promuovere la progettualità e il riconoscimento normativo». 

RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE. Si potrebbe pensare che con il monitoraggio in remoto il rapporto fra la persona e i sanitari cambi o si annulli. Ma non è così. «Il giudizio del paziente – osserva il presidente Ricci – è favorevole. La percentuale di gradimento è oltre il 95%. Quasi tutti pazienti monitorati si sentono presi in carico tramite un percorso che li accompagna nelle fasi della malattia. Il rapporto è rafforzato perché la persona sa da chi è seguita ed ha dei riferimenti concreti».