CHECK UP MENTALE: MOVIMENTO, CIBO E RIPOSO LA RICETTA PER LA MENTE SANA

«Un check-up mentale è indicato a partire dai 55 anni- spiega il presidente di Assomensana Giuseppe Alfredo Iannoccari, neuropsicologo e docente a contratto all’Università Statale di Milano – e ci tengo a dire che non si tratta di andare a cercare una malattia degenerativa, non si avrà una diagnosi. Si tratta di misurare scientificamente in quale ambiti si è più forti e in quali più deboli. Un modo per combattere il decadimento mentale con nuove capacità cognitive. Bisogna cercare uno specialista nell’elenco presente sul sito dell’associazione www.assomensana.it e prendere un appuntamento. Lo specialista effettuerà gratuitamente il check-up attraverso degli esercizi cognitivi che valutano il livello di efficienza delle 10 principali funzioni cognitive e, alla fine grazie ad computer, potrà elaborare un grafico e spiegare all’utente qual è la situazione e dove lavorare per migliorare, rafforzare, sostenere. Dura circa un’ora e alla fine si avranno anche molti consigli pratici».

 

LO SPORT: ALLENA IL FISICO, AIUTA LA MENTE

«Il potenziamento cognitivo e muscolare sono sempre a portata e si completano. Basta crederci e provare- afferma Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente di Assomensana in occasione 9ª Edizione nazionale della “Settimana di Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale”, che si svolgerà in tutta Italia dal 19 al 24 settembre 2016 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) – Fare jogging regolarmente per 30-45 minuti stimola del 10% circa la neurogenesi nell’ippocampo: grazie all’attività fisica, questo nucleo del cervello, centrale per la memoria, si arricchisce di cellule nuove di zecca. Ogni sport stimola competenze cognitive diverse».

 

A TAVOLA IL CERVELLO ORDINA IL MENU ‘MEDITERRANEO” SIN DAL MATTINO

«Sul fronte alimentare, strettamente correlato al controllo del peso, la ricerca conferma: il cervello si mantiene in salute mangiando mediterraneo e, tutte le volte che si può, insieme ad altri – dice Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana in occasione 9ª Edizione nazionale della “Settimana di Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale”, che si svolgerà in tutta Italia dal 19 al 24 settembre 2016 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) – la convivialità del consumo dei pasti è parte integrante della Dieta Mediterranea: agisce sul tono dell’umore, fa sì che si consumi il pasto mediterraneo con i tempi corretti per buona digestione e miglior senso di sazietà. Con la prima colazione corretta, consumata secondo le linee-guida si rifornisce il cervello di energia. Il messaggio sia: gli zuccheri vanno riservati al mattino».

 

DALLE 9 ALLE 12 E DALLE 15 ALLE 19: AL CERVELLO NON PIACE “L’ORARIO CONTINUATO”

«Per allenare i neuroni è inutile sottrarre ore al sonno del mattino, o cercare di impegnarsi durante l’intervallo-pranzo o dopo cena – spiega Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente di Assomensana in occasione 9ª Edizione nazionale della “Settimana di Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale”, che si svolgerà in tutta Italia dal 19 al 24 settembre 2016 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) – Prima delle 9.00 i bioritmi fisiologici parlano chiaro: il cervello ha bisogno di tempo per carburare e ha bisogno della prima colazione per immagazzinare l’energia che serve all’attenzione, all’organizzazione delle informazioni e alla memorizzazione. Simile il discorso per l’intervallo-pranzo: qui il calo degli zuccheri si fa sentire. Bisogna fare una sosta priva di stimoli e introdurre nuovo carburante. Il cervello è in grado di rispondere alle sollecitazioni di nuovi esercizi mirati dopo le 15.00, ma ha di nuovo bisogno di riposo dopo le 19.00. Conclusione: gli intervalli temporali corretti per “allenare” la cognitività sono compresi tra le 9.00 e le 12.00 e tra le 15.00 e le 19.00».

 

DEMENZE & ALZHEIMER, AL 6° POSTO IN ITALIA TRA LE CAUSE DI MORTE

Oggi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa 35,6 milioni di persone nel mondo soffrono di demenza. Di queste, il 60-70% (tra i 21 e i 25 milioni) è affetto da Alzheimer. Anche in Italia la patologia ha dimensioni rilevanti: secondo l’Istat circa 1 milione di italiani sono colpiti da questa malattia. Ma ci sono anche altri numeri che fanno davvero impressione: quelli della mortalità. La demenza e malattia di Alzheimer è al 6° posto tra le cause di morte più frequenti in Italia. Nel 2012 (ultimo dato Istat disponibile) sono state responsabili del 4,3% del totale dei decessi, in deciso aumento rispetto a soli 5 anni prima (2,8%).