CHIRURGIA ROBOTICA IN PRIMA LINEA CONTRO IL TUMORE ALLA PROSTATA

La chirurgia robotica è sempre più in prima linea contro il tumore alla prostata e contro tutte quelle neoplasie che si annidano nei luoghi più difficili da raggiungere nel nostro corpo anche per i più esperti chirurghi. E il mix tra le mani di un bravo chirurgo e il robot frutto della più avanzata innovazione tecnologica possono rappresentare una straordinaria risorse per aiutare migliaia di malati ogni giorno. L’argomento è stato al centro di un convegno a Roma il 23 giugno 2016 nell’Istituto Regina Elena (IRE), specializzato in oncologia, al quale hanno partecipato chirurghi urologi e oncologi medici da tutto il mondo. Infatti quello della prostata è il tumore maschile per eccellenza: è infatti la neoplasia più frequente negli uomini, 35.000 sono le nuove diagnosi nel 2015. Ma anche le neoplasie della vescica e del rene hanno una elevata incidenza nella popolazione maschile: quello della vescica è il quarto tumore più frequente nei maschi con oltre 21.000 nuovi casi maschili e circa 5000 femminili nel 2015, il tumore del rene nello stesso anno ha colpito il doppio degli uomini rispetto alle donne, 8000 di sesso maschile contro i 4000 di sesso femminile. All’Istituto Regina Elena di Roma la Chirurgia Robotica offre una opzione terapeutica non solo negli stadi precoci di malattia, ma anche nelle terapie degli stadi avanzati e nei trattamenti di salvataggio, dopo fallimento di altre terapie. Per la terza volta presso il nostro Istituto, circa 300 urologi e 32 esperti mondiali in campo uro-oncologico a confronto per standardizzare oggi alcune procedure collaudate nei centri di riferimento.

Ma fin dove può arrivare la Chirurgia Robotica? All’Istituto Regina Elena si eseguono circa 400 interventi l’anno di chirurgia uro-oncologica, di cui 10 per l’asportazione totale del rene con trombectomia cavale, e cioè  rimozione del trombo occludente la vena cava. L’ intervento è il gold standard in caso di cancro del rene che coinvolga la vena renale causando una trombosi neoplastica. L’ operazione è stata standardizzata e viene eseguita routinariamente con tecnica robotica in soli tre centri al mondo: a Roma all’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena”, alla University of Southern California e al PLA General Hospital di Pechino. Per la definizione dell’iter terapeutico del tumore della prostata la strettissima collaborazione tra chirurghi, radioterapisti e oncologi medici  è un “must”. Il miglior trattamento ha portato i tassi di sopravvivenza per queste neoplasie all’80-90% a 10 anni dalla diagnosi, rendendo sempre più importante quindi l’attenzione agli aspetti relativi alla qualità di vita del paziente. E al ripresentarsi della malattia a livello locale la chirurgia robotica di salvataggio è un trattamento emergente e di avanguardia, un  approccio, mini-invasivo e in alcuni casi risolutivo, che sta rapidamente guadagnando popolarità e consenso nella comunità scientifica e presso i pazienti. Similmente, quando il paziente colpito da tumore prostatico presenta una ripresa della malattia ricorrere all’asportazione dei linfonodi pelvici (linfoadenectomia pelvica e retro peritoneale di salvataggio) offre una maggiore possibilità di guarigione o comunque un più duraturo controllo della malattia. La possibilità di eseguire questo intervento con il robot ha notevolmente ridotto la morbidità di questa chirurgia. “Durante l’incontro abbiamo mostrato interventi di chirurgia robotica, organizzati insieme al mio staff – ha spiegato  Michele Gallucci, Direttore dell’Urologia dell’IRE – e ai colleghi Inderbir Gill, Mihir Desai e Monish Aron della University of Southern California. Un team di eccezione, collaboriamo ormai da anni e ci siamo ritrovati a Roma, per la terza volta insieme, per tirare le somme di 3 anni di intenso lavoro sulle procedure chirurgiche robotiche”. “Dalle sale operatorie del Regina Elena – ha sottolineato Marta Branca, Commissario Straordinario IFO si fa scuola su interventi di grande complessità  e con approccio completamente “intracoporeo”. L’urologia è stata la prima ma ora tutte le specialità chirurgiche degli Istituti utilizzano il robot. Posso tranquillamente affermare che il futuro della chirurgia è qui!”.