CONTROLLO DELLA PRESSIONE OCULARE E NEUROPROTEZIONE: ECCO COME CAMBIA LA TERAPIA DEL GLAUCOMA

La comprensione dell’origine ‘neurologica’ del glaucoma sta avendo delle ricadute sul suo trattamento. Fino ad oggi la terapia del glaucoma si è avvalsa quasi esclusivamente della riduzione della pressione oculare (IOP); esistono però, almeno potenzialmente, altre forme di trattamento come quella diretta alla protezione delle cellule ganglionari (ossia la neuro protezione). “Si parla di neuro protezione del glaucoma” chiarisce il professor Stefano Gandolfi “fondamentalmente per due motivi. Da una parte le rinnovate conoscenze sull’eziopatogenesi del glaucoma hanno di fatto messo in evidenza una serie di analogie tra questa malattia ed altre patologie neurodegenerative come ad esempio la malattia di Alzheimer, il Parkinson o la sclerosi laterale amiotrofica; una seconda ragione nasce dall’insoddisfazione rispetto alle terapie disponibili, soprattutto per alcuni pazienti”. Questo non significa che la terapia ipotonizzante non serva più. Tutt’altro: “Continua ad essere il gold standard ma c’è la necessità di affiancare anche una terapia basata sulla neuroprotezione, cioè l’utilizzo di molecole che agiscono prevenendo il danno neuronale a livello di retina e nervo ottico con meccanismi d’azione che sono indipendenti dal controllo della pressione dell’occhio e che agiscano sulla cellula ganglionare retinica migliorando il suo livello di sopravvivenza” aggiunge il professor Nucci. Negli ultimi anni un rilevante interesse scientifico è stato rivolto all’individuazione dei processi patologici alla base della morte neuronale nel glaucoma e proprio dall’osservazione della complessità di tali meccanismi sono state individuate numerose potenziali molecole in grado di bloccare gli eventi neurodegenerativi indotti dalla malattia. “Tuttavia la loro reale efficacia nell’uomo è ancora oggetto di approfondimento”, ribadisce il professor Carlo Nucci Oftalmologo all’Università di Tor Vergata di Roma.

I nuovi approcci terapeutici. E, infatti, le nuove ricerche stanno puntando oggi ad altri approcci terapeutici che agiscano proprio sulla cellula ganglionare della retina per impedirne la degenerazione. Tra le varie sostanze ad azione anti-ossidante e bio-energetica, il Coenzima Q10, noto anche come ubichinone, è considerato promettente per il trattamento del glaucoma. “Si tratta di una molecola simile a una vitamina presente in molte cellule a livello mitocondriale. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che il Coenzima Q10 esercita un’attività neuroprotettiva ed è stato ampiamente studiato in varie forme di malattie neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer, la corea di Huntington e la SLA” aggiunge il professor Nucci. Il coenzima Q10 è oggi riconosciuto dalla comunità scientifica come un possibile approccio nel contrastare i complessi meccanismi di danno causati dal glaucoma.

Che cos’è il Coenzima Q10. Si tratta di un elemento naturale già presente all’interno dell’organismo. “Svolge un ruolo all’interno dei mitocondri che regolano la produzione di energia della cellula e garantiscono tutte le attività intracellulari. Inoltre, il Q10 e il mitocondrio intervengono nella rimozione dei radicali liberi che possono essere tossici se non smaltiti” spiega il professor Nucci all’incontro con gli esperti patrocinato da SIGLA che si è da poco svolto a Roma.

Gli studi pre-clinici e clinici. L’Italia è stata uno dei paesi che ha studiato di più in modelli sperimentali questa molecola e la sua azione neuro-protettiva. “Ci sono dati che supportano l’ipotesi che le malattie degenerative come il glaucoma abbiano alla base un’alterazione della funzione mitocondriale che porta alla morte cellulare. “Nostri studi sperimentali in un modello di glaucoma hanno dimostrato che il coenzima Q10 ha una funzione inibente nei confronti della morte neuronale per apoptosi. Tale azione sembra essere legata ad un’azione di modulazioni dei livelli intraretinici del glutammato, un neurotrasmettitore che se presente in eccesso è tossico. Inoltre, è stato osservato come il Coenzima Q10 blocchi l’apertura di un poro di permeabilità del mitocondrio attraverso il quale fuoriescono elementi che inviano un segnale di morte all’interno della cellula. Il coenzima Q10 riesce a bloccare l’apertura di questo poro e quindi blocca la trasmissione del segnale di morte” spiega il professor Nucci. Da un primo studio clinico di elettrofisiologia svolto qualche anno fa (nel 2014) su 43 pazienti con glaucoma trattati con la terapia ipotonizzante e con l’aggiunta di un collirio a base di Q10 e vitamina E: “Emerse che la combinazione migliorava la risposta elettrofunzionale della retina (elettroretinogramma) e migliorava i potenziali visivi evocati, cioè le risposte della corteccia visiva evocate dalla stimolazione visiva” conclude Nucci. Ma fino ad oggi sia questo che gli altri studi clinici hanno coinvolto piccoli campioni di soggetti perché il processo neurodegenerativo avviene in modo lento e ciò porta alla necessità di seguire i pazienti per molto tempo per studiare il potenziale effetto del Coenzima Q10. Ora, però, sta iniziando un importante studio italiano indipendente sulla neuroprotezione nel glaucoma condotto dall’Istituto Mario Negri di Milano e coordinato dal professor Luciano Quaranta, direttore del Centro per lo Studio del Glaucoma presso l’Università degli Studi di Brescia. Lo studio durerà tre anni e coinvolgerà 612 pazienti e 14 centri sul territorio italiano specializzati nel trattamento del glaucoma. L’obiettivo dello studio è quello di verificare se effettivamente l’aggiunta del Coenzima Q10 alla terapia ipotonizzante sia in grado di rallentare la progressione del danno del campo visivo indotto dal glaucoma.