DISABILITÀ INTELLETTIVE, COME ANALIZZARE E CORREGGERE SU UN CAMPO DA CALCIO I MOVIMENTI 

Uno studio realizzato dalla Fondazione Santa Lucia in collaborazione con la Totti Soccer Club pubblicato su Human Movement Science
Le barriere che spesso la società pone davanti ai ragazzi con disabilità non sono solo quelle architettoniche, che li limitano da un punto di vista motorio, ma sono anche quelle che ne limitano la partecipazione alla vita sociale. Sebbene la neuroriabilitazione spesso riesca a migliorare sia gli aspetti motori che intellettivi, da sola non basta a facilitare tale partecipazione. Partendo da questa osservazione, Marco Iosa e Augusto Fusco, ricercatori dell’I.R.C.C.S. Fondazione Santa Lucia tre anni fa hanno lanciato un progetto chiamato CARESS, carezza (e acronimo per “from Childhood to Adulthood: Rehabilitation and Enabling Sport for Sociability”). Lo scopo del progetto era duplice: lanciare un ponte tra l’ospedale di neuroriabilitazione e la società civile per l’integrazione di ragazzi con disabilità motorie e intellettive basato sullo sport, e monitorare la loro attività fisica in modo scientifico. Il progetto, sostenuto dall’allora assessore allo sport, della Provincia di Roma, Patrizia Prestipino, che lo finanziò assieme all’assessore Antonio Rosati, trovò subito l’appoggio anche della Totti Soccer School, la scuola calcio fondata dalla famiglia del capitano della A.S. Roma, e diretta da Carlo Sorbara, che da anni aveva istituito dei corsi di calcio integrato sotto la guida della dott.ssa Nisi, permettendo ai ricercatori del Laboratorio Clinico di Neuroriabilitazione Sperimentale diretto dal Dott. Paolucci di studiare direttamente sul campo le abilità motorie di questi ragazzi utilizzando sensori miniaturizzati posizionati mediante una cintura elastica sul tronco di questi ragazzi, al fine di valutarne le prestazioni direttamente durante gli allenamenti.

Questa collaborazione ha portato a dei risultati dall’alto valore scientifico che possono aver un’importante ricaduta sociale. Già nel 2013 sulla rivista scientifica internazionale Neuropediatrics, Iosa, Fusco e colleghi avevano pubblicato dei risultati sorprendenti ottenuti nell’ambito di questo progetto su alcuni bambini con paralisi cerebrale in trattamento presso il Dipartimento di Neuroriabilitazione Infantile del Santa Lucia diretto dalla dott.ssa Morelli. Si era visto che questi bambini si muovono in modo più armonioso quando corrono che quando camminano. I ricercatori avevano concluso ipotizzando che la corsa possa essere un pattern locomotorio ancestrale e per questo forse il più naturale per i bambini con paralisi cerebrale così come per tutti i bambini, che si divertono molto più a correre che a camminare.

Ora è stato pubblicato su “Human Movement Science” un altro studio frutto di questo progetto, in cui si analizzavano i movimenti di ragazzi con sindrome di Down, autismo o altri disturbi pervasivi dello sviluppo, durante un allenamento svolto direttamente sul campo, mentre camminavano, correvano e correvano con il pallone tra i piedi verso la porta. Proprio durante quest’ultimo compito emergevano le maggiori differenze rispetto ai ragazzi sani, in termini di alterazioni nelle strategie motorie specifiche a seconda della patologia. I ragazzi affetti da sindrome di Down ad esempio mostravano maggiori accelerazioni nell’asse verticale, ovvero una corsa fatta a gambe più rigide. I ragazzi con autismo invece mostravano maggiori instabilità sul piano orizzontale, dovute alle difficoltà nel correre in linea dovendo al tempo stesso mantenere l’attenzione verso l’obiettivo, cioè la porta dove fare goal. Il fatto che emergessero queste differenze durante l’allenamento con la palla, faceva sì che fosse anche possibile correggerle da parte dello staff tecnico. Nei ragazzi con autismo ad esempio, sviluppare la capacità di correre e al tempo stesso mantenere l’attenzione sull’obiettivo, potrebbe aiutare poi in tutte quelle situazioni chiamate dual tasking, ovvero in cui devono compiere due compiti in contemporanea: come ad esempio scrivere mentre si ascolta un professore parlare, o attraversare la strada mentre si guarda se arrivano macchine.