GIORNATA DEL MALATO, IL MESSAGGIO

La Celebrazione della Giornata Mondiale del Malato, che la Chiesa ha voluto istituire proprio per ricordare come le persone sofferenti, nel corpo e nello spirito, siano al centro della sua cura e debbano stare sempre al centro della comunità, di ogni comunità.L’Ordinario Militare per l’Italia, Santo Marcianò, in occasione della Giornata Mondiale del Malato, si è recato stamattina in visita presso l’ospedale militare del Celio.

Nella chiesa dello stesso nosocomio ha presieduto l’eucaristia. Ecco le sue parole:

Siamo in una struttura importantissima per la comunità militare e qui tale centralità si respira. È il segno, l’Ospedale del Celio, di una famiglia che si prende cura dei suoi membri afflitti da sofferenza e malattia, che ad essi dedica risorse economiche, personale specializzato, ricerche e strumenti, vicinanza umana.

Vi porto un saluto pieno di stima, affetto, gratitudine, per quanto operate per tanti militari, per tutti noi.

È un grande servizio quello che fate, rendendo questo un luogo che appartiene a tutti; ed è una grande prova di come le scelte a servizio del bene comune, che è poi il bene di ciascuno e di tutti, siano sempre a vantaggio della collettività.

Il grado di civiltà di un popolo, in fondo, si misura proprio dalla cura che esso riserva ai membri più deboli, nella consapevolezza che la persona umana, ogni persona umana, è sempre il patrimonio più intangibile e prezioso.

E proprio la centralità della persona ha bisogno oggi di essere riaffermata, per un approccio sanitario che sia a servizio della salute integrale dell’uomo.

È l’approccio di Gesù nel Vangelo (Mc 7,24-30): la guarigione della bimba «posseduta da uno spirito impuro»; ed è quello che Gesù sempre fa. Egli – scrive il Papa nel Messaggio per questa Giornata – «ha incontrato molte persone malate nello spirito, perché piene di orgoglio, e malate nel corpo. A tutti Egli ha donato misericordia e perdono, e ai malati anche guarigione fisica, segno della vita abbondante del Regno, dove ogni lacrima viene asciugata»[1].

Senza alcuna retorica, occorre che sappiate sempre più guardare così alla vostra missione: come a una strada per asciugare le lacrime. E proprio una tale prospettiva permette – il Papa lo sottolinea – «che la persona del malato venga rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura». Certo, questo induce a scelte coraggiose e illuminate «ad esempio – continua il Messaggio di Francesco -, a preservare gli ospedali cattolici dal rischio dell’aziendalismo, che in tutto il mondo cerca di far entrare la cura della salute nell’ambito del mercato, finendo per scartare i poveri. […]. E questi orientamenti devono essere propri anche dei cristiani che operano nelle strutture pubbliche e che con il loro servizio sono chiamati a dare buona testimonianza del Vangelo»[2].

 

Nel racconto evangelico, chi viene guarita è la figlioletta di «una donna di lingua greca e di origine siro-fenicia»; una straniera, il cui bisogno, preso in considerazione – questo è interessante -, la fa sentire «figlia» agli occhi di Gesù.

Sì. È con occhi, con cuore di madre che, come Chiesa, siamo chiamati a guardare ai nostri fratelli sofferenti, siano essi italiani o stranieri, poveri o scartati… a farlo, come il Papa suggerisce, con «la vocazione materna di Maria, la vocazione di cura per i suoi figli»[3] che, sotto la Croce di Gesù, Giovanni accoglie a nome della Chiesa.

Pensando al prezioso servizio di questo Ospedale, penso anche a tutta la Sanità Militare, impegnata in compiti delicati e di alta competenza in diverse parti del nostro Paese e del mondo intero, anche in luoghi di guerre e di calamità. Potrei applicare a voi le parole con cui Papa Francesco ricorda che, anche «nei Paesi dove i sistemi sanitari sono insufficienti o inesistenti, la Chiesa lavora per offrire alla gente quanto più è possibile per la cura della salute, per eliminare la mortalità infantile e debellare alcune malattie a larga diffusione. Ovunque essa cerca di curare, anche quando non è in grado di guarire. L’immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita, è una realtà molto concreta»[4].

E chi più di voi può comprendere e incarnare la realtà dell’ospedale da campo, i tanti servizi effettuati nelle diverse periferie geografiche ed esistenziali?

Come Chiesa, sento di dirvi ancora tutta la stima e vicinanza, e anche la gratitudine per il concreto aiuto che portate in situazioni dove altri non riescono, non possono o non vogliono giungere, anche a rischio della salute e della vita.

[1] Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, 11 febbraio 2018

[2] Ibidem

[3] Ibidem

[4] Ibidem