GLAUCOMA MALATTIA NEURODEGENERATIVA: IL 50% DEI PAZIENTI NON SA DI AVERLO

L’occhio come il cervello: un organo che può subire gli effetti del tempo ed essere colpito da neuro-degenerazione. Solo che mentre i danni al cervello si manifestano sotto forma di malattie cognitive, come Alzheimer o Parkinson, negli occhi la neuro-degenerazione si può presentare sotto forma di glaucoma. Una patologia in crescente aumento: nel mondo il numero delle persone di età tra i 40 e gli 80 anni affette da glaucoma è attualmente di 64.3 milioni ed è previsto aumentare a 76.0 milioni nel 2020 e a 112 milioni nel 2040 (1). A spiegare qual è il nesso tra glaucoma e neuroprotezione sono il Professor Stefano Gandolfi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, e il Professor Carlo Nucci, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica presso il Policlinico Universitario di Roma Tor Vergata, intervenuti al Meet the Expert, organizzato con il patrocinio della Società Italiana Glaucoma (SIGLA).

Il nesso tra occhi e cervello. Ma il glaucoma non è una malattia oculistica? «In realtà, l’occhio è una parte del cervello e il glaucoma colpisce il nervo ottico quindi le malattie che colpiscono il cervello possono colpire anche l’occhio perché la biologia di questi due organi è la stessa» spiega il professor Gandolfi.  Questo significa che i meccanismi che portano all’atrofia della materia cerebrale sono simili a quelli che si verificano a livello oculare con l’assottigliamento del tessuto all’interno dell’occhio tant’è vero che, per esempio, alcuni anni fa una sostanza, la beta-amiloide che fa morire le cellule cerebrali ed è considerata tra i fattori scatenanti l’Alzheimer, è stata trovata anche negli occhi di persone affette da glaucoma. Inoltre ribadisce il Prof Nucci “recenti studi sperimentali hanno evidenziato come il danno indotto dal glaucoma non sia limitato esclusivamente al bulbo oculare ma possa interessare anche le strutture cerebrali del sistema visivo”. “Tale dato è stato osservato inizialmente in modelli sperimentali animali e successivamente, grazie all’impiego di tecniche avanzate di neuroimaging, anche nell’uomo, evidenziando un legame tra danno oculare e alterazioni delle vie visive centrali”.

Il ruolo del mitocondrio. Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sulla funzione mitocondriale e sulle sue alterazioni. Il glaucoma porta a morte precoce le cellule ganglionari attraverso diversi meccanismi tra cui lo stress ossidativo, la neuro infiammazione e la disfunzione mitocondriale. «Le cellule ganglionari retiniche e le fibre del nervo ottico sono particolarmente ricche di mitocondri necessari a produrre energia per la conduzione nervosa. La riduzione nella produzione di energia e l’aumento della produzione di radicali liberi a livello mitocondriale è da considerarsi un meccanismo chiave nell’eziopatogenesi del glaucoma» spiega il professor Nucci.

L’aumento della pressione oculare come fattore di rischio. Dunque, l’aumento della pressione intraoculare (IOP) non può essere considerato la causa del glaucoma quanto un fattore di rischio, ossia un fattore che quando presente si associa ad un rischio maggiore di sviluppare la malattia. “E’ un po’ come per l’ictus cerebrale” chiarisce il Professor Nucci. “Chi ha la pressione del sangue elevata ha un rischio maggiore, ma non è detto che necessariamente vada incontro ad un ictus così come chi non è iperteso non è del tutto esente da questo rischio”. Allo stesso modo, la pressione oculare alta si associa ad una elevata probabilità di insorgenza del glaucoma ma non c’è la certezza che il paziente avrà questa malattia”. E d’altra parte anche al medico è ormai chiaro che non in tutti i pazienti la riduzione della IOP riesca a bloccare completamente l’insorgenza della malattia o la sua progressione. “Alcuni studi hanno documentato come nel 30-40% dei pazienti la malattia insorga e progredisca nonostante valori della IOP nella norma (glaucoma a pressione normale) o nonostante un’adeguata terapia ipotonizzante”. Inoltre, è stato recentemente osservato come anche in quei pazienti che nel corso della loro vita avevano avuto la possibilità di accedere a centri di alta specializzazione per il glaucoma e quindi alle migliori strategie terapeutiche ipotonizzanti, la percentuale di coloro che diventavano ciechi per la malattia era estremamente elevata. Questo significa che la pressione intraoculare è sicuramente il principale fattore di rischio per il glaucoma ma non è il solo” ribadisce il professor Nucci sottolineando così la necessità di individuare nuove strategie terapeutiche per il glaucoma, basate su meccanismi farmacologici indipendenti dalla riduzione della pressione oculare.

La consapevolezza del paziente. Purtroppo il glaucoma non si manifesta con sintomi precisi se non quando ormai la situazione è piuttosto compromessa. Il fatto è che c’è scarsa consapevolezza sia dei fattori di rischio (ereditarietà, età, ecc.) sia della serietà di questa patologia. “Senza doversi allarmare, il paziente deve però capire che il glaucoma è un po’ come avere l’Alzheimer nell’occhio, cioè che soffre di una malattia pericolosa come lo sono quelle croniche del cervello” spiega il professor Gandolfi. Oggi grazie alla neuro protezione, per i medici è diventato chiaro che il glaucoma non è solo una malattia per “idraulici” perché – proprio come accade in un lavandino intasato – hai del liquido che non riesce ad essere scaricato. Certo, quello è il fattore di rischio principale ma il meccanismo che porta all’insorgenza della malattia ha a che fare anche con la neuro protezione”.