IMMIGRAZIONE E SALUTE MATERNO-INFANTILE: UNA PRIORITA’ MONDIALE

Al via i lavori della conferenza internazionale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla Federazione Mondiale di Ginecologia ed Ostetricia (FIGO)per migliorare la condizione di salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti nel mondo. Flavia Bustreo, candidata italiana alla Direzione dell’OMS: “Le donne attori chiave dello sviluppo globale, la loro salute diventi una priorità per i leaders mondiali”

Nel mondo cresce il numero di donne e ragazze rese più vulnerabili a causa dei fenomeni migratori, in combinazione con ulteriori fattori di ineguaglianza legati al sesso, l’etnia e la classe sociale. Circa 26 milioni di donne e ragazze in età riproduttiva vivono in condizioni di emergenza e necessitano di servizi sanitari legati alla riproduttività. Dal 2000 al 2015 il numero totale dei migranti internazionali donne è aumentato di oltre 32 milioni, con conseguenze per la loro sicurezza e la loro salute.

Con questo scenario globale si apre la Global Conference on Maternal Infant Health, la conferenza internazionale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla Federazione Mondiale di Ginecologia ed Ostetricia (FIGO), in cui i rappresentanti della comunità scientifica, delle agenzie internazionali e delle istituzioni identificheranno le principali azioni per migliorare, attraverso una strategia di intervento globale, la condizione di salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti nel mondo, riducendo i fattori di iniquità soprattutto nei contesti di crisi come conflitti e flusso migratori.

Durante i tre giorni della conferenza, di scena a Firenze da oggi e fino al 6 novembre, saranno esaminati i dati sulle diseguaglianze tra paesi ricchi ed i più poveri e sull’impatto che le differenze di condizioni ambientali fra i diversi paesi hanno sulla salute e sullo sviluppo delle nuove generazioni. Obiettivo della conferenza sarà la predisposizione delle strategie e delle possibili azioni condivise dalle organizzazioni non governative, fondazioni, agenzie delle Nazioni Unite per la tutela della salute materno-infantile.

La dichiarazione finale sarà consegnata ai rappresentanti del prossimo G7 che sarà ospitato in Italia nel 2017, affinché i leaders mondiali adottino un piano di lavoro per migliorare la salute materno-infantile attraverso un piano di aiuti mirati.

“Le donne sono attori chiave nello sviluppo della società, della salute e del sistema di assistenza del ventunesimo secolo – ha dichiarato Flavia Bustreo, candidata per l’Italia alla Direzione Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal 2010 Vice Direttore Generale OMS per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini.  “È necessario – continua –  che gli Stati favoriscano e tutelino la loro salute in tutto il mondo, riducendo le conseguenze derivanti dalle crisi migratorie e umanitarie.Oltre l’80% dei Paesi in crisi non hanno ancora raggiunto gli obiettivi prefissi a causa di un conflitto recente, di disastri naturali o di entrambi. Per farlo hanno bisogno di adeguati strumenti scientifici, sociali ed economici che la comunità medico-scientifica, lavorando in partnership con gli altri soggetti internazionali, può identificare e condividere con i leaders del prossimo G7 affinché il diritto alla salute delle donne e dei bambini  sia una priorità della agende internazionali”.

“Le complicanze che creano problemi anche mortali alle madri e neonati – spiega  Gian Carlo Di Renzo, Segretario Generale FIGO – sono note a tutti e non provocano più conseguenze letali nei paesi industrializzati, mentre colpiscono ancora in modo grave dove mancano le infrastrutture necessarie, causando ogni anno la morte di oltre 300 mila giovani donne che partoriscono in condizioni di assoluta mancanza di assistenza e di circa 3 milioni di bambini nati morti. I flussi migratori, l’impatto dei cambiamenti climatici e l’aumento delle malattie non trasmissibili come diabete e obesità rappresentano le nuove emergenze per la salute delle donne in gravidanza e i loro neonati, la fascia di popolazione più debole a cui è necessario dare una risposta attraverso strategie e azioni possibili che agiscano sulla qualità delle cure e sull’assistenza”.