IN ITALIA QUASI 1 MILIONE DI PAZIENTI OBESI GRAVI. IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA CHIRURGIA BARIATRICA

In Italia quasi un milione di cittadini sono obesi gravi: il 99% di loro, però, potrebbe migliorare la qualità di vita e trarre enormi vantaggi grazie alla chirurgia bariatrica. Il dato è emerso da “It’s time to Act on Obesity!”, workshop organizzato i primi di ottobre 2016 nell’ambito del Congresso Congiunto delle Società Scientifiche Italiane di Chirurgia a Roma al quale hanno preso parte alcuni tra i principali esperti mondiali impegnati nella trattamento dell’obesità. Tra le novità principali presentate a margine anche le nuove linee guida della SICOB – Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche.

Durante i lavori è emerso che ogni anno in Italia solo 10.000 pazienti affetti da obesità grave scelgono di sottoporsi a un intervento chirurgico risolutore, a fronte del milione di persone che potrebbero registrare un significativo miglioramento della qualità della vita e una netta riduzione delle tante patologie correlate all’eccessivo accumulo ponderale. Questa patologia, solo in Italia, colpisce una persona su dieci (10%), con un totale di oltre 6 milioni di connazionali costretti a convivere quotidianamente con tutti i disagi che derivano da un abbondante sovrappeso. A rendere ancora più preoccupante questo scenario sono le prospettive future, secondo le quali più di un terzo dei bambini italiani (36% dei ragazzi e 34% delle ragazze) sono in sovrappeso o obesi, rispetto alla media del 23% dei giovani e il 21% delle giovani degli altri Paesi OCSE, così come ricorda il case study pubblicato a ottobre dal “The Economist” dal titolo “Combattere l’obesità in Italia. L’importanza di superare le barriere strutturali e le differenze regionali.”. A fronte di questo contesto, nel corso dell’evento – organizzato da Johnson & Johnson Medical SpA durante il Congresso Congiunto delle Società Scientifiche Italiane di Chirurgia – è stato fatto il punto della situazione sulle questioni ancora da risolvere e su cosa può essere fatto nel nostro Paese per arginare concretamente la patologia dell’obesità grave. Secondo quanto emerso nel corso del dibattito, l’obesità è una patologia multifattoriale, la cui insorgenza può essere legata a diverse cause che vanno dalle errate abitudini a tavola, fino ad una significativa riduzione dell’attività fisica quotidiana, o a fattori genetici e ambientali. Una condizione clinica complessa, soprattutto se si considera che l’eccessivo accumulo di adipe, in molti casi, è anche responsabile dello sviluppo di altre malattie correlate come quelle cardiovascolari, cerebrovascolari, il diabete di tipo 2 e alcuni tipi di tumore. A rendere ancora più ampio questo scenario ci sono le problematiche contro cui si scontra abitualmente un individuo affetto da obesità: i disordini del comportamento alimentare, che alle volte costringono a nutrirsi in modo smodato, stati di inquietudine che possono tradursi in ansia e depressione, disagi psicosociali, che vanno da un calo del rendimento scolastico e professionale fino alla perdita di produttività dovuta all’assenteismo e alle opportunità non colte. Un insieme di caratteristiche che tendono a ridurre drasticamente, e in modo permanente, la qualità della vita. Per arginare una malattia così complessa, gli specialisti che hanno animato l’evento odierno hanno convenuto come la chirurgia bariatrica sia il percorso di cura più indicato per il trattamento specifico dell’obesità grave. Un approccio che la comunità scientifica internazionale ha da tempo indicato come l’alternativa terapeutica ottimale per garantire benefici più concreti e duraturi, quali ad esempio la perdita di peso e la significativa riduzione delle complicanze correlate a questa patologia, come l’ipertensione e il diabete di tipo 2. Un trattamento di cura, quello chirurgico, che potrebbe giovare alla salute fisica e mentale di circa un milione di pazienti italiani costretti a convivere con le numerose difficoltà legate all’eccessivo peso. Eppure, di questo campione, solo l’1% decide di sottoporsi ogni anno a un intervento chirurgico, nonostante dal 2007 l’Italia, con 1.064 titoli, sia il terzo Paese al mondo per volume complessivo di pubblicazioni scientifiche sulla chirurgia bariatrica.

Un impegno costante e una professionalità qualificata confluite anche nelle nuove Linee Guida della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche (S.I.C.OB.), documento che intende supportare nella pratica quotidiana i professionisti e diffondere la cultura specifica della chirurgia dell’obesità in tutti i suoi ambiti di pertinenza. “In Italia, la Chirurgia Bariatrica ha raggiunto un livello tecnico e qualitativo davvero molto elevato, ma il numero degli interventi effettuati è infinitesimo rispetto alla domanda dei pazienti obesi che ne avrebbero bisogno “, commenta il Prof. Diego Foschi, Professore Ordinario di Chirurgia Generale e Direttore della Scuola di Specializzazione dell’Università degli Studi di Milano. “Dobbiamo considerare gli ostacoli organizzativi e normativi che ancora impediscono il pieno accesso dell’obeso alle cure, dobbiamo mettere al centro della nostra attenzione il paziente e le sue necessità per costruire intorno a lui un efficiente ed efficace processo di presa in carico. E’ un lavoro complesso, che richiede, innanzitutto, un cambiamento culturale e normativo. Il mondo della Sanità, la Politica, le Società Scientifiche devono porsi come scopo la creazione di una rete assistenziale che dia ad ogni obeso una vera risposta d’aiuto. Solo così sarà possibile superare questa emergenza sanitaria”. Nel corso della giornata i vari esperti coinvolti hanno più volte evidenziato l’importanza nel garantire un approccio multidisciplinare nella presa in carico e nell’individuazione della terapia del paziente obeso. La cooperazione tra le principali figure coinvolte nel processo di cura, come il chirurgo, l’endocrinologo, il nutrizionista e l’epidemiologo, assicurerebbe un più rapido miglioramento delle condizioni di salute.