INCONTINENZA: DUE MILIONI DI POSSIBILI PAZIENTI NON DIAGNOSTICATI

L’incontinenza urinaria è ancora una condizione sottostimata per una persistente, relativa, reticenza a manifestarla al medico da parte dei soggetti affetti. All’inizio del nuovo secolo un’indagine epidemiologica condotta dall’Istituto Mario Negri di Milano aveva riportato una popolazione di soggetti incontinenti italiani pari a 3 milioni. Oggi, sottolinea Antonio Carbone, Direttore UOC Urologia alla Asl di Latina e professore Associato di Urologia alla Sapienza Università di Roma, “con dati più precisi forniti dalle analisi epidemiologiche condotte dalle società scientifiche e da studi più recenti, si stima una popolazione di ben 5 milioni di persone con incontinenza”. Quando andare dal medico? “Come tutte le cose della vita” chiarisce Mauro Cervigni, Segretario scientifico AIUG e Responsabile Centro Medicina e Chirurgia Ricostruttiva Pelvica Femminile del Policlinico Gemelli di Roma “esiste una gradualità. Le forme iniziali, lievi, non destano particolari preoccupazioni e generalmente non richiedono ricovero e cura. Un’incontinenza che necessita, invece, l’utilizzo di ausili come i pannoloni o impedisce la normale vita relazionale è ben altro conto. Un disagio che purtroppo crea molti problemi anche in termini di assenteismo dal posto di lavoro. Poi ci sono altri motivi di preoccupazione e sono quando compaiono delle patologie concomitanti frequenti come le infezioni urinarie o, talvolta, difficoltà nei rapporti sessuali. Tutti elementi che ci dicono che è il caso di andare dal medico. L’incontinenza poi, non dimentichiamolo” ricorda Cervigni “potrebbe anche essere sintomo di un problema ancor più grande che potrebbe riguardare l’apparato urinario alto, ossia i reni. Quindi, finché il problema rimane circoscritto alla vescica e rimane nell’alveo dell’incontinenza, gravi conseguenze di salute non ce ne sono. Ma se invece compaiono cistiti abbastanza “ribelli” o problemi che possono interferire con la funzionalità renale è chiaro che la patologia rischia di diventare più ingravescente e come tale deve essere trattata il prima possibile”. Purtroppo però, secondo le Società scientifiche promotrici dell’Appello alle Istituzioni, oggi il problema di fondo è questo: “I messaggi pubblicitari lasciano intendere che un assorbente rappresenti la soluzione. Ma purtroppo non è così. Inoltre l’Italia è l’unico paese europeo in cui i cittadini non hanno alcun rimborso dal Servizio sanitario nazionale per i farmaci comunemente usati contro l’incontinenza, una delle tante anomalie di questo paese. Viceversa, gli ausili sono gratuiti. Gravando peraltro sul sistema assistenziale pubblico per centinaia di milioni di euro all’anno senza alcuna prospettiva di diminuzione, dal momento che con questi l’incontinenza non viene curata ma, semmai, arginata”. Comunicato rivolto a Testate Consumer con il contributo di Una patologia nascosta Avere un sintomo sporadico di perdita di urina non significa essere necessariamente un paziente con incontinenza. Dunque, sottolinea dal canto suo Andrea Tubaro, Professore ordinario di Urologia alla Sapienza di Roma “se è vero che parliamo di percentuali molto importanti, specialmente tra le donne, bisogna anche stare attenti a non sovrastimare il fenomeno. Anche l’incontinenza non è scevra da quello che in inglese si chiama “health seeking behaviour” e cioè delle modalità che portano un paziente a cercare aiuto. Ci sono pazienti che rientrano tra gli “early adopters”, coloro i quali appena hanno un sintomo vanno dal medico e chi tra i “late adopters”, ossia coloro i quali ci vanno quando proprio non ne possono più. Ma un altro problema molto importante è che alcuni pazienti non sanno a chi rivolgersi, né quali siano le nuove terapie disponibili. Sono molte, quindi, le ragioni per cui le persone con incontinenza non vanno o tardano ad andare dal medico. Non ultimo il fattore economico: prima di arrivare al trattamento con la tossina botulinica, già autorizzata in Italia per l’incontinenza urinaria, si assumono altre terapie farmacologiche che nel nostro Paese sono a carico del paziente. Costi che molti pazienti non si sentono di affrontare. Allo stato attuale è ancora poco conosciuto l’uso terapeutico della tossina botulinica per l’incontinenza, un trattamento gratuito per il paziente, perché a carico del Servizio sanitario nazionale”. Il ruolo delle Società scientifiche e dei Pazienti nella comunicazione Ogni anno alla fine di giugno si celebra la settimana mondiale dell’incontinenza e nello stesso periodo in Italia, per iniziativa della FINCOPP, la Federazione italiana incontinenti, e delle Società scientifiche di riferimento, viene celebrata dal 2006 una giornata nazionale dedicata alla prevenzione e alla terapia dell’incontinenza. “Quello dell’incontinenza urinaria è veramente un mondo nascosto” osserva Enrico Finazzi Agrò, Professore di Urologia all’Università Tor Vergata di Roma. “Moltissime persone che ne soffrono non si rivolgono al medico e questo è un problema legato anche ad aspetti culturali. Molte donne, soprattutto anziane, pensano che il problema sia connesso all’età, una cosa quasi fisiologica, mentre basterebbe una breve valutazione e delle semplici terapie per risolvere o migliorare moltissimo il problema. In parte, però, c’è anche una carenza di informazione sia da parte del mondo medico scientifico sia delle istituzioni. E questo, da un lato ha a che fare col fatto che l’incontinenza è un tema forse poco fruibile a livello mediatico, ma anche perché per fare campagne informative servono anche fondi. In questo momento è attivo un gruppo di lavoro presso il Ministero della Salute che tra i vari compiti sta anche valutando quali possano essere le iniziative di comunicazione da fornire ai cittadini”. È inoltre attivo,conclude Finazzi Agrò, un portale dedicato a questa patologia che si chiama www.curaincontinenza.it, dove è possibile trovare moltissime informazioni sull’incontinenza e soprattutto dove è possibile accedere a una sorta di test di autodiagnosi attraverso cui capire se e che tipo di incontinenza si ha. Non manca naturalmente un link che può indirizzare il cittadino al centro più vicino a casa per avere una diagnosi corretta e, possibilmente, risolvere il problema”.