INCONTINENZA, UN TAM TAM PER ROMPERE I TABU’

Un interessante dibattito ha coinvolto, durante il 38° Congresso SIUD, Fondazione italiana continenza e i giornalisti. I consigli dal mondo dell’informazione affinché la parola incontinenza non sia più ‘bandita’ dai media e nel dialogo tra medici e pazienti. Difficoltà – da superare – anche nelle relazioni con le Regioni.

Al Centro Congressi dell’Ospedale San Raffaele di Milano, all’interno del congresso SIUD (Società Italiana di Urodinamica), Fondazione italiana continenza – che da anni si adopera per diffondere una corretta informazione sulla diagnosi, la prevenzione e la cura dell’incontinenza – ha aperto il dibattito nella tavola rotonda “La Fondazione incontra… la stampa”. Al tavolo dei relatori non soltanto medici ed esperti, ma anche i professionisti dell’informazione, pronti a rispondere alla richiesta di informare il pubblico sulla problematica troppo spesso taciuta.

“Affinché se ne parli, l’incontinenza dovrebbe davvero fare notizia: se un politico o un personaggio famoso fosse vittima di un ‘incidente di percorso’, allora forse se ne parlerebbe, balzando agli onori della cronaca. Altrimenti, purtroppo, è difficile proporre l’argomento e ancora di più parlarne – ha commentato la giornalista Michela Vuga, Coordinatore Scientifico di OK Salute -. Partiamo dal tabù legato alla parola: incontinenza ha bisogno di un processo che necessita di tempo per essere sdoganata (come è stato per esempio per ‘disfunzione erettile’). Il continuo riproporre l’argomento attraverso diversi canali sicuramente aiuta a superare i preconcetti”.

Marco Giorgetti, giornalista di AboutPharma, ha parlato invece degli ostacoli in sanità: “Al di là di alcune difficoltà, c’è una forte volontà di riprendere in mano il processo decisionale partendo da linee di indirizzo a livello centrale che abbiano ricadute anche a livello locale. Lo ha confermato di recente anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La parola chiave sarà sempre più spesso ‘domiciliarità’, derivante, tra l’altro, dal numero crescente di anziani. L’opportunità da sfruttare per arrivare alle Istituzioni e per aprire un dialogo sempre più efficace è quella di andare in cordata con tutti gli stakeholder. Visto che la sanità ha bisogno di modelli, questo dà la possibilità di organizzarsi e di avere più forza. Quando si parla con un decisore inoltre bisogna sapere con chi si sta parlando e fornire proposte misurabili”.

L’ipotesi di concentrare le azioni a livello locale avvalora l’azione iniziata da Fondazione per creare in ogni regione una rete integrata di centri per la prevenzione la diagnosi e la cura dell’incontinenza. “Gli esempi virtuosi sono quelli di Piemonte e Sardegna, dove sono già presenti queste reti – ha confermato il presidente di Fondazione professor Roberto Carone, Urologo, direttore della struttura Complessa di Neuro-Urologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Per quanto riguarda le altre regioni abbiamo enormi difficoltà nel parlare con le Istituzioni e nel contatto con i politici.”.