INTESTINO IRRITABILE STA MEGLIO CON UNA DIETA SENZA GLUTINE

Lo studio dal titolo “Gluten Sensivity in IBS (GIBS)” condotto dall’Ospedale Universitario della Charité di Berlino e recentemente pubblicato sulla rivista “International Journal of Colorectal Disease”, dimostra come un terzo delle persone affette da sindrome da intestino irritabile (IBS) reagisca bene a una dieta senza glutine e quindi possa essere diagnosticato e classificato come sensibile al glutine.

L’ipotesi che gli esperti stavano valutando da alcuni anni, ovvero che i sintomi della sindrome da intestino irritabile (IBS) possano essere scatenati dal glutine o dal frumento, e che quindi i soggetti interessati presentino una sensibilità al glutine/al frumento non celiaca, è stata dimostrata. Lo studio GIBS condotto dalla Charité di Berlino ha verificato come alcuni caratteri ereditari dei pazienti possano rimandare a una sensibilità al glutine/al frumento, e quindi che i pazienti possano essere curati con una dieta priva di glutine (GFD). In generale, vengono distinti tre sottotipi di intestino irritabile; lo studio in questione indaga gli effetti a lungo termine di una dieta senza glutine su pazienti con sindrome da intestino irritabile di due tipi, “diarrea dominante” e “misto”. Per garantire la corretta assunzione di una dieta senza glutine, i soggetti coinvolti nello studio sono stati informati sulle norme di una corretta e bilanciata dieta priva di glutine.

Miglioramento del quadro sintomatologico nel 34 per cento dei casi

I risultati dello studio riportano un notevole successo della terapia consistente nell’introduzione di una dieta senza glutine: il 34 per cento dei pazienti di IBS sottoposti al test ha mostrato un notevole o totale miglioramento dei sintomi in seguito all’assunzione di una dieta senza glutine per un periodo di quattro mesi. Lo studio includeva sia pazienti del tipo “diarrea dominante“ che del tipo misto, laddove entrambe le tipologie di IBS hanno reagito all’assunzione della dieta senza glutine con risultati ampiamente paragonabili.

Il risultato inatteso: in alcuni pazienti, il quadro sintomatologico è migliorato solo dopo un periodo piuttosto lungo, che arriva addirittura ai due mesi.  Fino ad oggi si era sempre dato per scontato che, per verificare se il soggetto manifesti una sensibilità al glutine/frumento, fosse sufficiente l’assunzione di una dieta senza glutine per un periodo minimo di due settimane.

L’effetto positivo porta alla scelta di una alimentazione senza glutine a lunga scadenza.

Vi sono stati alcuni pazienti i cui disturbi non sono del tutto scomparsi tramite l’assunzione di una dieta senza glutine, ma che tuttavia hanno notato un deciso miglioramento dei sintomi, e pertanto hanno scelto di mantenere questo tipo di alimentazione. Una successiva intervista, condotta un anno dopo l’inizio dello studio, ha inoltre verificato una percentuale molto alta di pazienti che hanno continuato a nutrirsi senza glutine e che solo occasionalmente deviano da questa dieta.

“L’elevata percentuale di affetti da IBS che, trattati con una dieta senza glutine, hanno rivelato un miglioramento a lunga scadenza della sintomatologia, sottolinea che può essere assolutamente sensato considerare una dieta senza glutine come possibilità terapeutica efficace nel caso di questa sindrome” riassume il dottor Ullrich, gastroenterologo e ricercatore a capo del progetto.

Rigidi criteri per la valutazione del miglioramento della sintomatologia

Nel caso della IBS, un procedimento in uso negli studi scientifici per la valutazione della risposta alla terapia consiste nella valutazione soggettiva e complessiva del miglioramento del quadro sintomatologico, che prevede che i pazienti valutino settimanalmente lo stato attuale dei loro disturbi in confronto al periodo precedente all’inizio del trattamento. Si considera che la terapia abbia successo quando almeno il 50% dei pazienti coinvolti nello studio testimonino, al momento dell’intervista, un totale o deciso miglioramento dei loro disturbi, laddove nel caso di terapie di mantenimento il periodo di osservazione è di minimo quattro mesi.

“Nel nostro studio, condotto dalla Charité di Berlino, abbiamo innalzato questa soglia al 75 per cento; vale a dire che abbiamo posto, come criterio necessario, la presenza di un totale o deciso miglioramento per un periodo di almeno 12-16 settimane, prima di diagnosticare una sensibilità al frumento, visto che i disturbi causati dal glutine dovrebbero di fatto scomparire completamente, se i pazienti non assumono più glutine”, spiega il dott. Reiner Ullrich, coordinatore dello studio.

Lo studio

Lo studio è stato condotto su 35 pazienti. Dopo una fase di osservazione durata quattro settimane, i pazienti hanno seguito ininterrottamente per quattro mesi una dieta senza glutine; in questo periodo sono stati intervistati a cadenza settimanale sul loro stato di salute.  Dopo un anno sono stati sottoposti a una nuova intervista. Nell’ambito di questo studio si è verificato se i caratteri genetici HLA-DQ2 e HLA-DQ8 siano caratteri suscettibili per la diagnosi di sensibilità al glutine/al frumento. Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti in precedenza a un esame che, attraverso i procedimenti diagnostici consolidati, ha escluso la presenza della celiachia.

Ulteriori informazioni sullo studio:

Barmeyer, C., Schumann, M., Meyer, T. et al., Long-term response to gluten-free diet as evidence for non-celiac wheat sensitivity in one third of patients with diarrhea-dominant and mixed-type irritable bowel syndrome. Int J Colorectal Dis (2016). doi: 10.1007/s00384-016-2663-x

 

http://link.springer.com/article/10.1007/s00384-016-2663-x http://link.springer.com/content/pdf/10.1007%2Fs00384-016-2663-x.pdf