L’ABORTO CLANDESTINO NON E’ SICURO E CAUSA ANCORA 50MILA MORTI L’ANNO

Giornata Nazionale della Vita, l’allarme di Laiga: “Con 50mila morti di aborto non sicuro ogni anno l’iniziativa ‘Uno di noi’ in difesa degli embrioni mina la salute delle donne e i loro diritti sessuali e riproduttivi”

“Fermare la congiura e salvare molte vite umane”, ecco l’obiettivo dichiarato del Movimento Per la Vita (MPV), il movimento a livello europeo che chiede all’Ue di non finanziare enti di ricerca che praticano la distruzione di embrioni umani e di non erogare contributi economici a enti privati internazionali che difendono e informano sull’aborto.
“Con 50 mila donne che muoiono all’anno per interruzione di gravidanza non sicura, mi chiedo come possa il Movimento Per la Vita fare una campagna per l’abolizione dell’aborto sicuro in Europa”: così nella Giornata Nazionale della Vita celebrata in Italia il 5 febbraio, la presidente di Laiga, Silvana Agatone.

L’Iniziativa europea “Uno di noi”, avviata dal Movimento per la Vita nel 2012, prepara ora la seconda fase di azioni che culminerà in una giornata-evento fissata per il 9 maggio 2017. La data non è stata scelta a caso, ma è il giorno in cui, nel 1950, Schumann pronunciò il discorso di avvio al processo dell’unità europea.

“Paradossale celebrare l’unità dell’Europa parlando di embrioni come persone e non di accoglienza, politiche immigratorie ed integrazione sociale”, fa notare Agatone – “Ci stupisce questa attenzione verso i più indifesi, una visione schizofrenica che guarda solo agli embrioni e non alle guerre e alla fame nel mondo. Tutta questa energia e determinazione potrebbe essere rivolta a bloccare le industrie belliche e a cercare soluzioni globali alla maltrunizione, temi che sembrano non creare problemi di coscienza a chi fa parte del movimento per la vita”.

Il Movimento per la Vita dal 2012 al 2014 è sono state raccolte, depositate e infine respinte dalla Commissione Europea due milioni di firme per chiedere all’Ue un inversione di tendenza in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi.

Il MPV dichiara infatti di voler “suscitare un risveglio della cultura europea affinché il diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento sia trattato in un adeguato dibattito presso le istituzioni europee”. Oggi, nella seconda fase di questa iniziativa, il MPV incita in particolare medici, operatori sanitari, giuristi e politici a “fermare la congiura e salvare molte vite umane”.

Posizione questa sostenuta anche in ambito accademico e ribadita in occasione della Giornata Nazionale per La Vita dal magistrato e promotore dell’iniziativa “One of us”, Carlo Casini che nel seminario “Attualità nella diagnostica ostetrico-ginecologica e conseguenze operative: temi emergenti ed eticamente sensibili” ha sottolineato che “è vero, giusto e doveroso riconoscere che ogni figlio, anche se appena concepito, sia ‘uno di noi’”, citando il contenuto dell’appello sottoscritto da scienziati, giuristi e politici che sarà presentato alla Commissione Europea il 9 maggio.

Il diritto alla salute riproduttiva

“Noi sappiamo che di questa organizzazione fa parte anche il nostro Ministro della Salute, quindi ne giudichiamo l’ipocrisia nel dire ‘va tutto bene’ a ogni nuovo rapporto sulla Legge 194 in Italia – dichiara Lisa Canitano, ginecologa del comitato scientifico di Laiga e presidente dell’associazione Vita di Donna, che fornisce gratuitamente assistenza medica alle donne – I promotori e firmatari dell’iniziativa ‘Uno di noi’ non hanno rispetto della vita delle donne, della loro sopravvivenza fisica e della loro libertà di scelta. In tutto il mondo le donne devono aver diritto a poter scegliere liberamente e a non morire di aborto non sicuro. I sostenitori del MPV si dichiarano altresì contrari alla contraccezione, considerano il corpo delle donne come qualcosa che va attraversato dalla volontà di riproduzione della specie, senza che le donne possano muovere un dito per il loro destino, per i loro progetti, per la loro vita. Noi invitiamo come Laiga e come Vita di Donna la popolazione sanitaria e la popolazione in generale – donne e uomini – a ribellarsi e a tenere alta la lotta. Ricordiamo inoltre che l’Olanda si propone di rifondere parte dei finanziamenti che Donald Trump ha tagliato alle organizzazioni mondiali, come l’International Planned Parenthood Federation (IPPF), che si battono per la difesa dei diritti delle donne e degli uomini di tutto il mondo. Non smettiamo di mobilitarci. Non lasciamo che venga attuato il controllo sui nostri corpi”.

L’obiezione di coscienza di ginecologi, ostetrici, anestesisti e personale sanitario in Italia

Secondo la relazione del ministero della Salute del 2013, la media nazionale dei medici obiettori di coscienza, che quindi rifiutavano di praticare l’Ivg, è del 70 per cento, con picchi fino al 90 per cento in alcune Regioni, come Molise e Basilicata. A questo si aggiunge l’obiezione di struttura: in alcuni ospedali il personale obiettore di coscienza rappresenta il 100 per cento, costringendo le donne alla ricerca posto in altre strutture, a volte in altre Regioni, a volte addirittura all’estero

Già tre anni fa, l’8 marzo del 2014, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa aveva ufficialmente riconosciuto che l’Italia violava i diritti delle donne a causa dell’elevato e crescente numero di medici che rifiutavano di praticare Ivg. Il ricorso il quel caso era è stato presentato contro l’Italia da Laiga e dall’associazione non governativa International Planned Parenthood Federation European Network (IPPF EN) al fine di accertare lo stato di disapplicazione della legge 194/1978 e il Comitato Europeo aveva accolto tutti i profili di violazione prospettati.

Un secondo pronunciamento è avvenuto il 16 aprile 2016, quando il il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, a seguito dell’esposto presentato dalla Cgil, ha nuovamente stabilito che in Italia viene negato il diritto delle donne alla salute per le difficoltà che incontrano per accedere all’aborto, a causa del numero di medici obiettori di coscienza e che i medici non obiettori vengono discriminati sul lavoro.

LAIGA – CHI SIAMO

L’associazione LAIGA nasce dall’impegno di un gruppo di ginecologi non obiettori: la dott.ssa Silvana Agatone e la dott.ssa Concetta Grande, del servizio Applicazione legge 194/78 dell’Ospedale Sandro Pertini Roma; il dott. Franco Di Iorio e il dott. Marco Sani, del servizio Legge 194/78 del Policlinico Casilino Roma.

Da anni ci riuniamo insieme ad altri, pochi operatori non obiettori del Lazio. Lo scopo di queste riunioni è contarci, conoscerci e cercare di migliorare e salvaguardare l’applicazione della legge 194, perché finora non vi è alcuna lista né alla Regione Lazio né al Ministero della Salute nella quale risultino i centri e gli operatori che applicano la Legge 194.

Ultimamente abbiamo registrato un grande aumento degli attacchi a questa legge, tutto ciò ci ha fatto molto riflettere e ci ha fatto riaffiorare la volontà di fondare un’associazione.

Cosi’ il 10 giugno 2008 è stata fondata L.A.I.G.A.:
Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione legge 194.