L’AVVOCATO RISPONDE: IL TRAPIANTO DI CORNEA ANDATO MALE

Caro Avvocato ho 67 anni e mi sono sottoposta a trapianto di cornea per riacquistare la vista all’occhio sinistro, purtroppo però ho contratto un’infezione che pare derivi dall’organo del donatore. Il drammatico risultato è che ho perso la vista dell’occhio che volevo curare e ho guadagnato un’invalidità permanente del 30%: a chi posso chiedere i danni?

Carlo, Piacenza

Risponde l’Avvocato Salvatore Frattallone del Foro di Padova e Roma (www.frattallone.it)

Puoi agire civilmente citando in giudizio il medico che ti ha operato, la banca delle cornee e anche il centro trapianti. Se non è stato effettuato il dovuto controllo ‘a monte’, dell’infezione da te patita risponde innanzitutto l’Azienda ospedaliera, che era tenuta ad analizzare i tessuti corneali custoditi nella “banca degli occhi”. Le banche degli occhi devono infatti ‘raccogliere, processare, conservare e distribuire i tessuti oculari prelevati da donatore cadavere. Quando vengano trasgredite le  linea-guida del Centro nazionale Trapianti, come nel tuo caso può essere successo, si verifica quella condotta colposa che è fonte di responsabilità per danni.

Anche a carico del centro regionale (o interregionale) di riferimento per gli innesti corneali c’è un obbligo di protezione a favore del destinatario del trapianto. Deve ‘assicurare il controllo sull’esecuzione dei test immunologici necessari per il trapianto, avvalendosi di un laboratorio’, allo scopo di ‘assicurare l’idoneità del donatore’ e dev’essere adottata ‘ogni misura idonea ad assicurare la qualità e la sicurezza degli organi’ (artt. 6, 10 e 15, legge n° 91/99, modificata nel 2012). Eventuali accordi limitativi della responsabilità, che siano intercorsi tra la banca degli occhi e il centro trapianti, non ti possono essere opposti, dato che essi tutt’al più incidono solo sul riparto di interno di responsabilità tra quei due soggetti (Cass. civ., sez. III, n° 24213/2015).

Per quanto riguarda la responsabilità del medico, il giudice farà riferimento al comportamento che al suo posto avrebbe tenuto un ideale professionista ‘medio’, che per la Cassazione è un professionista ‘bravo’, cioè serio, preparato, zelante, efficiente: se la condotta è stata diversa, il medico è in colpa (art. 1176, comma 2, c.c.). Rivolgiti a un avvocato e, con l’ausilio di un medico-legale, domanda che, in via solidale (per l’intero), siano condannati al risarcimento di tutti i danni patiti attuali e futuri in conseguenza dell’infezione che ti è derivata da quel trapianto ad esclusivo scopo terapeutico».