L’AVVOCATO RISPONDE: LA RELIGIONE ENTRA IN CORSIA

Durante un ricovero mi hanno chiesto notizie sulla mia  religione. Che cosa hanno a che fare queste informazioni con la mia salute? Paola, Reggio Emilia

Risponde l’Avvocato Salvatore Frattallone del Foro di Padova e Roma (frattallone.it)

La struttura sanitaria è autorizzata dalla legge alla raccolta informazioni personali sul tuo credo religioso solo su tua richiesta e solo in due ipotesi, mentre non può farlo in modo sistematico e preventivo. Per sapere quali prestazioni mediche erogarti, in linea con le tue convinzioni religiose, devi prima ricevere – salvi i casi d’urgenza – una informativa, con cui ti spiegano le conseguenze che derivano dal tuo eventuale rifiuto a fornire i dati personali obbligatori e le informazioni facoltative. In ogni caso non possono chiederti dati non essenziali né

indispensabili per le cure. Trattandosi di un dato «sensibile», devi aver espresso, anche a voce, il consenso, che medici e infermieri poi annotano in forma scritta. Come paziente, puoi richiedere un’assistenza religiosa e spirituale durante il ricovero, tramite un ministro di culto, per soddisfare l’eventuale bisogno di conforto o di sacramenti al letto. Le scelte relative alla tua alimentazione durante il ricovero o il tuo rifiuto di sottoporti a trasfusioni (il diritto alla autodeterminazione terapeutica) devono essere espresse senza domandarti la religione di appartenenza. La violazione di queste regole può legittimarti a chiedere, all’ospedale, i danni

per violazione della privacy. . Il tuo credo religioso può diventare rilevante in caso di decesso, affinché il servizio necroscopico possa preparare la salma rispettando le tue specifiche volontà, espresse in vita.