LOTTA AL CANCRO NON HA COLORE, PARTE CAMPAGNA PER INDIGENTI

Un calcio al tumore. È quello che dà «La lotta al cancro non ha colore», la prima campagna nazionale per la prevenzione dei tumori indirizzata ai cittadini più disagiati, in particolare agli immigrati che abitano nel nostro Paese, promossa dalla Fondazione «Insieme contro il Cancro» e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica. Una campagna  che ha il  sostegno della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Camera dei Deputati e del Senato, e  molti testimonial d’eccezione, come il ct della nazionale di calcio, Cesare Prandelli, i calciatori della Roma, Francesco Totti e Morgan De Sanctis, l’ex portiere Dino Zoff,  personaggi dello spettacolo come Antonello Venditti, Carlo Verdone, Sergio Rubini, e i registi Vanzina. L’iniziativa. La campagna punta a ribaltare una situazione che in Italia vede l’adesione ai programmi per gli esami di screening di meno della metà dei cittadini stranieri. In percentuali, in media, inferiori del 50% rispetto agli italiani. «La conseguenza è che arrivano tardi alla diagnosi – dice il professor Francesco Cognetti, presidente della fondazione ‘Insieme contro il Cancrò, nel corso della presentazione della campagna svoltasi al Coni -. Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia di età raccomandata si sottopone a pap-test per scoprire in modo precoce il tumore della cervice uterina, contro il 72% delle italiane. Spesso, a causa delle barriere linguistiche gli immigrati, ignorano le regole della prevenzione e consumano troppo alcol, fumano e non seguono una dieta corretta, correndo maggiori rischi di sviluppare un tumore.

«Studi scientifici dimostrano che grazie ai programmi di prevenzione e di screening è possibile diminuire fino all’80% il tasso di incidenza dei tumori – aggiunge Stefano Cascinu, presidente dell’Aiom -. Gli immigrati troppo spesso arrivano alla diagnosi quando il cancro è già a uno stadio avanzato». Grazie a questa campagna verranno siglati accordi di collaborazione con associazioni di volontariato, in particolare con la Caritas. Fra gli obiettivi, c’è fornire strumentazioni adeguate per diagnosticare in anticipo le neoplasie, ad esempio, unità mammografiche mobili, da donare agli oncologi dei Paesi in via di sviluppo. Una buona prevenzione aiuta anche in tempi di spending review: «Quando questa malattia è diagnosticata in fase precoce – dice il sottosegretario al ministero della Salute, Vito De Filippo -, non solo le probabilità di guarigione aumentano, ma è possibile anche risparmiare risorse».