MENO OSSA ROTTE CON LA PREVENZIONE E LA VITAMINA D

In Europa solo nel 2010 sono state contate 3,5 milioni di fratture da fragilità ossea. Il progressivo aumento della popolazione anziana renderà sempre più frequenti questi eventi? Forse no, in alcuni Paesi infatti si è assistito alla diminuzione dell’incidenza di fratture di femore. Si tratta in parte di un “Effetto coorte di nascita” (alcune generazioni sono più sane di altre). Ad esempio è stata riscontrata una incidenza maggiore nei nati tra il 1929 e il 1936 che quindi avevano vissuto precocemente gli effetti della guerra rispetto a quelli nati tra il ’45 e il ’52 (Fonte Rosengren).

Importante nascere al momento giusto – Il maggiore accesso alla MOC nelle donne ha migliorato prognosi perché in questo modo è stata trattata mentre nei maschi è rimasta sotto diagnosticata.

Più indagini, meno fratture – L’effetto ‘periodo’ è invece l’ipotesi secondo cui esiste una relazione tra introduzione e disponibilità delle tecniche diagnostiche e la diminuzione nel l’incidenza di fratture di femore. Jean et al hanno infatti rilevato una netta crescita nell’uso di farmaci antiriassorbitivi tra il ’96 e il 2003 negli over 65 che si correlavano ad un importante declino del tasso di fratture a partire dal ’96 Una analoga riduzione di fratture nelle donne si correla alla diffusione della TOS (la terapia ormonale sostitutiva) dal ’79 al ’99 mentre dal ’92 al 2001 il numero di indagini densitometriche è aumentato di 10 volte portandosi dietro un calo di fratture di femore.In Australia tra il 2001 e il 2006 ad un aumento del 245% nell’uso di bifosfonati aveva permesso un declino di rotture del femore del 36.4%.

Italia di anziani, ma c’è inversione di tendenza – Per ciò che riguarda l’Italia, il nostro è il secondo paese europeo per indice di vecchiaia. Nel periodo 2000-2009 il numero di fratture a carico del femore è aumentato del 29,8% (Piscitelli), ma nelle donne tra i 65 e i 74 si è avuta una diminuzione del 7,9% delle fratture all’anca indicando una importante inversione di tendenza.

Perche’ trattare l’’ipovitaminosi D?- Esiti particolarmente favorevoli sono stati ottenuti con di programmi di prevenzione come la somministrazione di calciferolo a tutti i soggetti di età superiore ai 65 anni. Essi hanno determinato un calo del 10% delle fratture d’anca nel sesso femminile. L’andamento del l’incidenza di fratture evidenzia che la correzione delle carenze di vitamina D può portare ad un importante contenimento della crescita dei ricoveri per fratture ed è quindi da considerare una strategia preventiva di elezione.

Terapia farmacologica, più efficace con la D – “Il ruolo degli approcci non farmacologici è fondamentale nella prevenzione delle fratture osteoporotiche: cessazione da fumo e alcol, dieta ricca di nutrienti essenziali ed esercizio fisico sono i primi step a cui segue l’eventuale prescrizione di farmaci ai soggetti indicati nella nota 79 AIFA” sottolinea il Professor Andrea Giustina, Presidente CUEM “Oggi sappiamo anche che la terapia farmacologica può essere compromessa da valori insufficienti di vitamina D circolante. Siamo testimoni di quello che possiamo chiamare ‘paradosso mediterraneo’ per il quale anche le popolazioni di paesi assolati e con lunghe stagioni calde presentano un deficit endemico della vitamina stimolata dai raggi UVB, problema ravvisato anche nelle linee guida SIOMMS: il congresso 2014 ha ravvisato una carenza che raggiunge l’80%. Tutti i trial che hanno dimostrato l’efficacia di terapie per la prevenzione delle fratture hanno previsto la somministrazione di supplementi di calcio e vitamina D. L’obiettivo è quello di raggiungere nella popolazione interessata un valore stabile di calcitriolo circolante, pari ad almeno 30 ng/ml di 25 OH D. Inoltre il Cochrane Summaries ha recentemente dedicato un numero alla supplementazione rivelando che l’uso di D3 nei soggetti over 70 determina una riduzione della mortalità non solo a causa della riduzione delle cadute”.