PERCHE’ IO, GIORNALISTA SCIENTIFICO, MI VACCINO

di Johann Rossi Mason

La Rete è una fonte inesauribile di immaginabile, c’è il vero, il falso, il verosimile, l’assurdo. Si potrebbe dire che la Rete non è nociva in se, ma come qualsiasi cosa, dipende dall’uso che se ne fa. Certo è che in questo enorme contenitore di informazione i meno dotati di strumenti culturali possono trovare anche quello che cercano, ossia conferme ai loro timori, ai pregiudizi, alle credenze. E per una legge di psicologia sociale siamo portati a dare credito a chi la pensa come noi, perché ci gratifica, e che importa se ci conferma qualcosa che è totalmente campato in aria? Perché sapere, studiare, informarsi e cambiare idea è molto faticoso.

Stamane nel consueto giro sui social network mi sono imbattuta in una vignetta che recitava così:
“riassumendo: i medici vi tengono nascosto il subdolo piano dietro ai vaccini, i ricercatori vi tengono nascosta la cura per il cancro, i geologi vi tengono nascosta la vera magnitudo dei terremoti, i climatologi vi tengono nascosta la verità dietro alle scie di condensazione degli aerei. ad aprirvi gli occhi sono persone senza titoli di studio o competenze specifiche che remunerano con la vostra capacità di credere a qualsiasi cosa”. Firmato: Michele Bruson

Che dire? In poche righe ha riassunto fiumi di editoriali, commenti e congressi, d’altro canto è evidente che le persone hanno la tendenza – ormai senza controllo – a dire la propria, sempre e comunque e soprattutto su qualsiasi argomento dello scibile umano. Casalinghe, impiegati del catasto e lanciatori di coriandoli dilettanti che oggi si esprimono sul calcio, domani sulla Brexit, dopodomani sul referendum e oggi sul terremoto, alcuni con interpretazioni a dir poco fantasiose come quella che il sisma sarebbe l’effetto di un ‘alleggerimento’ delle coste africane dovute all’esodo di migranti.

E fin qui potrebbero non fare male a nessuno perché nessuno li chiamerà a ricostruire le case distrutte dal terremoto o allenare la Roma, ma quando la gente si esprime sulla salute rischia di fare danni perché l’argomento tocca le corde più intime di ciascuno di noi e risuona in termini di paure e fragilità. Le persone quindi tendono a credere ai loro pari piuttosto che agli esperti e percepiscono l’informazione dall’alto come viziata da oscuri interessi.

Pensiamo alla questione vaccini, che ormai è diventata un argomento ai primi posti delle nostre agende di giornalisti: l’ottuso e pericoloso movimento anti vaccinista guadagna lentamente posizioni dimenticando che se oggi abbiamo una aspettativa di vita doppia o tripla rispetto a 60 anni fa lo dobbiamo solo a due cose: l’acqua potabile, le fognature e… i vaccini.

L’assunto dei bei tempi andati dimentica che i bambini morivano come mosche di morbillo e vaiolo, se sopravvivevano alla polio erano destinati alla disabilità e gli adulti avevano una vita media di 40 anni.
Le vaccinazioni possono invece essere considerate il più efficace intervento in campo medico mai scoperto dall’uomo e prevengono più di 2 milioni e mezzo di morti ogni anno. Si tratta di una operazione globale di protezione della collettività. Prodotti preziosissimi, costosi e sicuri, basti pensare che solo per sviluppare un nuovo vaccino ci vogliono da 8 a 18 anni di ricerche e costi sino ad un miliardo di dollari. Le procedure per l’approvazione e l’immissione in commercio poi sono rigorosissime, dal momento che sono destinati a soggetti sani, rischi ed effetti indesiderati anche minimi non sono accettati. E la sorveglianza continua anche dopo la loro immissione sul mercato con un sistema di monitoraggio continuo. Dei 24 mesi necessari a produrre un lotto di vaccini il 70% del tempo è destinato ai controlli di qualità.

Volendo fare un paragone, se progettare e produrre un farmaco equivale a produrre un’auto, ideare e produrre un vaccino comporta uno sforzo analogo a quello richiesto per portare uno shuttle nello spazio. Basti pensare che la fiala di vaccino antinfluenzale che ieri mi sono fatta somministrare dal mio medico è stata sottoposta ad oltre 100 controlli (che possono arrivare sino a 500) e per i complottisti dell’ultima ora va detto che proprio i vaccini sono tra i prodotti remunerativi. Paradossalmente alle aziende converrebbe di più che le persone si ammalassero, curare infatti è più remunerativo che prevenire.

Ecco cosa ha dichiarato Nicoletta Luppi, Presidente Gruppo Vaccini Farmindustria: “Innovazione e ricerca, qualità totale, monitoraggio continuo, altissimi standard di sicurezza i requisiti di base dei vaccini. E la campagna nazionale per la vaccinazione è un’ottima occasione per sottolineare queste caratteristiche e per sensibilizzare sempre di più sull’importanza che i vaccini hanno per la nostra salute. I vaccini rappresentano infatti un’arma eccezionale di prevenzione. Se oggi infatti nessuno teme più malattie come il vaiolo o la poliomielite lo si deve proprio all’immunizzazione. E, oltre che alla salute, fanno bene anche all’economia. Un euro speso per la vaccinazione può equivalere a 24 euro per curare chi si ammala”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che le vaccinazioni salvano 2,5 milioni di vite l’anno nel mondo, 7 mila al giorno, 300 all’ora, 5 al minuto. Ecco perché e’ importante informare correttamente e sensibilizzare la popolazione sull’importanza e sull’utilità delle vaccinazioni in tutte le fasi della vita. Con questo obiettivo domani parte #LaVaccinazioneNonHaEtà, la campagna nazionale di promozione delle vaccinazioni: perché vaccinarsi è un atto d’amore verso se stessi e gli altri. #LaVaccinazioneNonHaEtà è un’iniziativa ideata e promossa dall’associazione IncontraDonna Onlus, con il sostegno di: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Farmindustria. Il progetto gode inoltre della collaborazione di COOP e del Patrocinio di FNMCeO, SItI, e SIP. Io, personalmente, mi vaccino e volentieri.