PERCHE’ NON POSSIAMO ANCORA RINUNCIARE ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE, IL LIBRO

Federico Baglioni è un giovane ed ambizioso divulgatore scientifico e fondatore di Italia Unita per la Scienza attento alle tematiche di maggiore attualità, quelle che scatenano i dibattiti più accesi nell’opinione pubblica. Non è un caso quindi che con ‘Topi dietro le sbarre’ edito da Gruppo C1V edizioni abbia affrontato il tema della sperimentazione animale, i fatti, i limiti e il futuro. Uno di quegli argomenti di cui pochi sanno ma di cui tutti parlano e proprio per recintare i pareri espressi a sproposito abbiamo intervistato Baglioni che con grande chiarezza ci ha anticipato come il superamento della sperimentazione animale è allo studio ma non ancora percorribile, o meglio, alcune ricerche possono essere traslate su modelli informatici o colture biologiche ma ancora non esistono supporti che mimino perfettamente il funzionamento e il metabolismo degli organi.

In attesa di scoperte decisive, Baglioni ci porta per mano, ci accompagna su questo sentiero accidentato che pian piano si trasforma in una piana percorribile, anche perché come disse Stephen Hawking: ‘Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza ma l’illusione della conoscenza’.

Cominciamo allora a sciogliere alcuni grossi nodi, Federico, la vivisezione esiste? “no, la vivisezione, intesa come sezione di animali vivi non è più praticata da decenni e una legge la vieta espressamente. La maggior parte degli esperimenti oggi non richiede la sezione di animali e viene effettuata sotto anestesia locale o totale proprio perché il legislatore ha inteso evitare sofferenze non necessarie agli animali.

La sperimentazione è utile o superflua? Se pensiamo che su 106 ricerche in fisiologia e medicina, 94 dipendevano da ricerche eseguite con l’aiuto di animali vediamo che è essenziale. I test su animali sono stati determinanti per la comprensione di organismi e organi, per le pratiche mediche e veterinarie, per capire il funzionamento dei vaccini e di farmaci salvavita.

Parte dell’opinione pubblica è contraria alla sperimentazione e ancor più se questa coinvolge animali da affezione,  ma quali sono veramente gli animali utilizzati? Nell’80% si tratta di ratti e topi, il 12,4% sono rettili, anfibi e pesci, il 5,88% sono uccelli. Appena lo 0,5% riguarda animali superiori come cani e gatti.

Ma le scimmie sono più simili all’uomo dei topi… E’ vero ma se deve essere studiato un meccanismo la legge stabilisce che sia utilizzato la specie con il livello neurologico minore.

E’ facile pensare che gli animali da laboratorio soffrano… in realtà oltre alla già citata anestesia, è interesse degli sperimentatori che gli animali siano sani e non soffrano di stress, condizioni che potrebbero alterare la qualità delle ricerche. Quindi vengono fatti vivere in ambienti aerati, puliti e non rumorosi, la legge è il miglior compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale ed è stata il frutto di un confronto tra associazioni scientifiche e animaliste. Inoltre è vietato catturare animali per la sperimentazione, quelli usati sono allevati a questo scopo e nascono in allevamenti ad hoc.

Quindi non è vero che vengano utilizzati dei randagi? Assolutamente no, è vietato per legge.

A che punto è la ricerca di metodi alternativi all’uso di animali? Ci sono ma attualmente non riescono ancora a sostituire completamente l’uso di animali nonostante case farmaceutiche e istituti di ricerca stiano investendo su queste tecniche, anche per diminuire i costi altissimi della sperimentazione, una delle voci più costose del processo di sperimentazione di un farmaco, mentre è stato stimato che metodi alternativi farebbero spendere un decimo. Attualmente ci sono molti studi in corso, finanziati anche dall’UE e la sperimentazione negli ultimi anni ha visto un calo nell’uso di animali di mezzo milione di unità.