CARDIOLOGI EUROPEI: SERVONO PIU’ DEFIBRILLATORI PER EVITARE MORTI IMPROVVISE

Uno dei grandi temi che saranno dibattuti durante il congresso è la prevenzione della Morte Cardiaca Improvvisa definita come una morte naturale, preceduta da improvvisa perdita della conoscenza, che si verifica entro 1 ora dall’inizio dei sintomi, in soggetti con o senza cardiopatia nota preesistente, ma in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili. Interviene il Prof. Leonardo Bolognese, Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e Local Press Coordinator di ESC 2016 “I dati epidemiologici dell’OMS  parlano di un caso ogni mille abitanti l’anno per un totale di 350mila morti negli Stati Uniti e 50mila in Italia, circa 1200 al giorno. Tra questi si contano anche circa 1000 giovani con meno di 35 anni. Le aritmie fatali più spesso colpevoli di arresto cardiaco sono le aritmie ventricolari e, tra queste, la fibrillazione ventricolare è la più comune. Secondo i dati internazionali più recenti, l’80% degli arresti cardiaci extra ospedalieri è avvenuto a domicilio e, in quasi la metà dei casi, in assenza di testimoni. Il 20% circa degli eventi avviene, invece, in strada o in ambienti pubblici. La disponibilità di defibrillatori automatici (AEDs) nei luoghi pubblici, utilizzati anche da personale laico adeguatamente istruito, riveste un ruolo fondamentale nella cosiddetta ‘catena della sopravvivenza. Un recente studio condotto in Spagna ha documentato che il 42,5% dei pazienti trattati con AED recuperava la circolazione spontanea, dimostrando l’eccellente livello di sicurezza e specificità del dispositivo. La ricerca ha mostrato che 1 paziente su 4 era candidato all’uso del defibrillatore e la metà dei pazienti sottoposti a shock sono stati successivamente trattati con successo dei dipartimenti di emergenza. Questi dati traslati alla realtà italiana indicano che dei 50.000 casi italiani l’anno, ¼ potrebbe salvarsi con il defibrillatore.”

Nella foto: il Prof. Fausto Pinto, Presidente ESC