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SOLE E VITAMINA D, MA ATTENZIONE A CHI E’ TROPPO GRASSO O TROPPO MAGRO

Finalmente esposti al sole la maggior parte dei connazionali, in ferie, al mare in montagna ma all’aria aperta, per fare il pieno di vitamina D, come riempire un serbatoio che si servirà di deposito sino alla prossima primavera. Attenzione però, soggetti troppo magri o troppo grassi possono avere difficoltà a raggiungere lo status ottimale e la maggior parte dei disturbi alimentari è collegato ad un deficit di D.

“Sappiamo che per uno stato osseo ottimale è necessario avere anche un indice di massa corporea (BMI) nei limiti, sia durante l’infanzia che nell’adolescenza e nell’età adulta. Infatti, valori di BMI alle estremità dello spettro possono rappresentare un fattore di rischio sia per lo sviluppo dello scheletro che per il mantenimento dello stato osseo – avverte il professor Ranuccio Nuti, Università di Siena. E’ ormai noto che oltre il 50% dei soggetti affetti da magrezza patologica e soprattutto anoressia nervosa presentano alterazioni dello stato osseo, in particolare circa il 10 % dei soggetti affetti da anoressia manifestano un quadro di osteoporosi. Tra le molteplici complicanze di questa patologia, oltre al grave calo ponderale, meritano notevole considerazione quelle endocrino-metaboliche, tra cui si annoverano la malnutrizione, con conseguente riduzione della massa grassa e della massa magra, l’ipogonadismo e l’amenorrea, la resistenza periferica all’azione del GH, l’eccesso di cortisolo, nonché la sindrome da basso T3 (uno degli ormoni tiroidei). Tali condizioni contribuiscono alla determinazione sia di alterazioni del metabolismo osseo che ad una riduzione della densità minerale ossea”(BMD).

Anche l’obesità può rappresentare un fattore di rischio per la fragilità ossea. Tradizionalmente l’obesità è considerata avere un effetto protettivo per il rischio di fratture osteoporotiche. Infatti la maggior parte degli studi hanno riportato che i soggetti con un BMI normale o elevato hanno un rischio inferiore di andare incontro a fratture vertebrali e non vertebrali rispetto a quelli con un BMI ridotto. In realtà non esistono molti dati in letteratura riguardo alle modificazioni scheletriche a cui vanno incontro i pazienti obesi. Recentemente però numerosi studi hanno dimostrato che la presenza di massa grassa non sempre ha un effetto protettivo nei confronti dell’osteoporosi e del rischio di fratture. Infatti è stato osservato che un eccessivo accumulo di grasso viscerale ha un effetto negativo sulla BMD e studi condotti sia su popolazioni asiatiche che caucasiche hanno riportato una correlazione inversa tra tessuto adiposo addominale e BMD femorale.

Dunque, “un giusto apporto di proteine ha un duplice effetto preventivo e protettivo perché contribuisce allo sviluppo di ossa e muscoli forti, anche grazie all’aumento dei livelli di IGF-1 nel sangue. Prodotto dal fegato, IGF-1 promuove la formazione di tessuto osseo, muscolo e aiuta la trasformazione della vitamina D nella sua forma attiva. Inoltre gli aminoacidi che compongono le proteine hanno un ruolo sull’intestino favorendo l’assorbimento intestinale di calcio” precisa il presidente SINuC, Prof. Maurizio MuscaritoliE per rassicurare anche la quota di soggetti che assume poche proteine da fonti animali, recenti studi hanno confermato che anche le fonti di proteine vegetali funzionano per la prevenzione dell’osteoporosi.

Come sottolineato anche nelle linee guida per la prevenzione dell’osteoporosi emanate dal nostro Ministero della Salute, l’osteoporosi non è solo conseguente alla perdita ossea che accade con l’avanzare dell’età. Un individuo che non raggiunge un picco ottimale di massa ossea durante l’infanzia e l’adolescenza, può infatti sviluppare osteoporosi senza che vi sia una accelerata perdita ossea in età adulta.

Una prevenzione che deve iniziare nell’infanzia e durare tutta la vita, e che passa per un’alimentazione ricca, equilibrata e completa, mentre sappiamo che spesso nell’età anziana la qualità dell’alimentazione va incontro ad uno scadimento, aprendo la strada a quadri clinici di malnutrizione: fattori economici, problemi dentali e di masticazione, mancanza di appetito, rendono l’ alimentazione degli anziani monotona, povera e spesso priva del giusto quantitativo di proteine, il che ha come conseguenza la perdita di massa muscolare, debolezza e fragilità con il rischio di cadute.

Ma come stabilire di quante proteine abbiamo bisogno? Basta fare un semplice calcolo e moltiplicare il proprio peso (se adulti) per 0,8 (il fabbisogno in grammi per chilo) quindi un soggetto di 60 chili avrà bisogno di introdurre nell’organismo 48 gr di proteine. Un etto di carne rossa o pesce apporta 28 grammi di proteine circa, un uovo grande 6 grammi, 400 grammi di latte 16 grammi, 1 etto di formaggio intorno ai 30 grammi, 1 tazza di lenticchie 20 grammi e due cucchiai di burro di arachidi circa 8 (Fonte RDA US Department of Agriculture). Attenzione anche al declino ‘stagionale’ di vitamina D: quando ci esponiamo al sole e sintetizziamo la vitamina D questa si accumula ma la sua ‘vita’ è di circa 3-6 settimane, quindi è verosimile che nell’organismo ci sia un picco a metà settembre e i livelli tocchino il punto più basso da novembre all’inizio della primavera se le uscite non sono sufficienti a ripristinarne i livelli. Ma anche nel periodo estivo bisogna ricordare di dedicare almeno 20 minuti al giorno all’esposizione senza filtri: la protezione solare anche di fattore 6 è capace di bloccare quasi del tutto la sintesi cutanea.