TABAGISMO: I GOVERNI SCELGONO IL PROIBIZIONISMO, MA NON E’ LA SOLUZIONE

Grandi novità agitano il mondo del fumo e delle politiche di contrasto a quello che è una delle principali cause di morte evitabile. La prima è che il Governo Sudafricano sembra determinato a implementare la legislazione esistente con norme ancora più restrittive per scoraggiare i fumatori e promuovere comportamenti più salutari. Un tipico approccio paternalista che cade dall’alto a colpi di divieti, ma questa potrebbe non essere l’approccio più efficace: “la coercizione non dà i risultati sperati, oggi anche la politica deve guardare alle scienze come la psicologia sociale per dare risposte condivisibili. I cittadini vogliono sempre più essere informati e partecipare alle scelte che li riguardano, specie se tali decisioni interferiscono con quelle che considerano libertà personali” spiega la giornalista scientifica Johann Rossi Mason, co-autrice del libro ‘Senti chi fuma’ uscito nel 2018 per i tipi di Guerini che raccoglie 23 storie di fumatori e il loro percorso verso la cessazione.

“Una informazione può essere corretta ma non raggiungere l’obiettivo desiderato, basti pensare che tutti sanno che il fumo fa male (anche se pochi ne hanno capito i rischi reali) ma continuano a farlo nonostante il tentativo di spaventare con pacchetti che mostrano persone gravemente malate a causa della loro dipendenza. In realtà è più corretto tenere conto di alcuni meccanismi cerebrali ormai svelati dalle scienze comportamentali” spiega Rossi Mason.

Le fa eco il Professor Beatrice: “Anche il deterrente rappresentato dall’aumento del prezzo dei pacchetti del 10% genera una diminuzione del consumo del 4-5%, ma non necessariamente la cessazione e quindi la diminuzione del numero dei fumatori, così come sottolineato dall’OMS. E’ importante allora che gli individui abbiano la sensazione che tentare di smettere o scegliere un prodotto alternativo per diminuire i rischi è una libera scelta e non una imposizione, quella che gli anglosassoni chiamano free will, e il ‘nudge’ ossia una spinta gentile verso il comportamento desiderato è una strada più facilmente percorribile”.

LE DIFESE COGNITIVE DEI FUMATORI – Facciamo un esempio: in una discussione argomentare che l’interlocutore ha torto non è funzionale, perché le persone sono attaccate alle proprie credenze e sono disposte a modificare qualcosa del loro pensiero solo se l’informazione è in linea con le loro credenze, si chiama ‘bias di conferma’ ed è il motivo per cui sventolare sotto al naso di un anti vaccinista i dati di sicurezza o le ricerche che dimostrano l’infondatezza della correlazione tra vaccini e autismo non funziona. Tanto che uno studio di Camelia Kunnen dell’Università del North Carolina ha evidenziato che l’attività cerebrale diminuisce quando le persone ricevono notizie che non concordano con le loro opinioni. Meglio quindi partire da una argomentazione che trovi terreno comune e poi sovrascrivere le informazioni nuove che vogliamo far recepire. Così come è possibile sfruttare la tendenza all’imitazione e al conformismo tipici dell’essere umano e favorire gruppi di persone in cui sia sottolineata la possibilità di passare ad alternative al tabacco in modo da indurre le persone a contemplare l’idea di farlo. Infine per indurre qualcuno all’azione è utile mettere in campo degli incentivi mentre la paura funziona quando si svoglia spingere qualcuno a non fare qualcosa, ma non funziona con il fumo perché è una dipendenza fisica e psicologica.

“L’hyperbolic discounting è il termine scientifico complesso che indicare la propensione a scegliere il piacere immediato rispetto alla felicità a lungo termine. In un esperimento del 1998 ai partecipanti fu chiesto di scegliere tra un frutto sano e uno snack al cioccolato. Quando la scelta era futura, il 74% degli individui sceglieva la frutta, nell’immediato  invece  il 70% degli individui sceglieva lo snack al cioccolato. Esattamente come accade ai fumatori tendiamo a sovrastimare le capacità del nostro ‘Io futuro’. Potremmo anche sfruttare un altro meccanismo psicologico chiamato Effetto Galatea noto in psicologia come ‘profezia che si auto-avvera’ e si verifica quando il successo (o l’insuccesso) di una persona è influenzato dalle sue convinzioni sulle proprie abilità. In altre parole una parte consistente delle nostre prestazioni (nello studio, nello sport, nel lavoro e nella capacità di smettere di fumare è determinata da ciò che pensiamo di noi stessi e delle nostre capacità. Se pensiamo di farcela ce la faremo e così vale il contrario” spiega Johann Rossi Mason.

Intanto in Gran Bretagna il Comitato scientifico e tecnologico della Camera dei Comuni ha affermato, dopo la pubblicazione del rapporto ‘E-cigarettes’ pubblicato il 17 agosto 2018 come le sigarette elettroniche e i prodotti alternativi a base di tabacco potrebbero essere nodali nella strategia per promuovere la cessazione e favorire un percorso di ‘riduzione del rischio’. I parlamentari inglesi hanno quindi chiesto al Governo di mettere a disposizione i prodotti alternativi con prescrizione medica.

Dichiara il Professor Fabio Beatrice, Direttore del Centro Antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e co-autore del libro “Senti chi fuma” uscito a maggio in Italia: “Il rapporto inglese ha sottolineato come le sigarette elettroniche siano il 95% meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali ma ancora trascurate come strumento di transizione verso la cessazione. Ma il rapporto ha anche messo un punto alla polemica sulle e-cig come fattore di rischio di iniziazione per i giovani e ha ribadito la necessità sia di permetterne la pubblicità, di diminuire la tassazione al fine di dare un incentivo economico agli utilizzatori e snellire le procedure regolatorie per l’immissione sul mercato, così come sottolineato da Norman Lamb, Presidente del Comitato”. Ma cosa comprare gli strumenti alternativi al fumo con una prescrizione medica? “Un orientamento può essere fornito solo da esperti di tabagismo e certamente dal punto di vista medicale sono preferibili i prodotti a bassa o media potenza energetica di erogazione che utilizzano ricariche sigillate nelle quali sia nota la percentuale di nicotina e degli altri composti presenti “.

“Scrivendo il libro ci siamo resi conto che solo i fumatori possono essere autori del percorso di cessazione, ma per ottenere risultati significativi anche in termini di salute pubblica occorre che siamo seguiti e sostenuti da una classe di medici formati a formulare proposte individuali e ‘ricevibili’ continua Beatrice “Le storie raccolte hanno confermato che l’approccio al tabagismo deve essere tagliato su misura, come un abito fatto a mano: “il secondo elemento è emerso da una attenta analisi delle risposte ai questionari, ossia un orientamento netto verso la cosiddetta ‘riduzione del rischio’ che preme dal basso. I fumatori, in mancanza di risposte efficaci, tendono ad organizzarsi verso comportamenti e prodotti che diminuiscono i rischi per la salute propria e di chi sta loro vicino ma con il fai da te, che spesso non produce i risultati sperati, porta ad una ricaduta e aumenta la frustrazione dell’insuccesso e la paura. Ridurre il danno non vuol dire solo smettere – l’obiettivo principale da proporre ad un fumatore – ma assecondare l’uso di prodotti del tabacco in qualche modo meno nocivi in quelli che non vogliono o non riescono superare la dipendenza”.