TUMORE AL POLMONE, LE NUOVE CURE SONO PIU’ EFFICACI E ALLUNGANO LA VITA

In un anno in Italia ci sono oltre 41 mila nuove diagnosi di tumore al polmone: calano le diagnosi tra gli uomini, ma aumentano nelle donne per colpa delle sigarette. Questa forma di cancro è al 4° posto tra i tumori più diagnosticati, ma al 1° come killer oncologico. Il tumore del polmone è stato il protagonista del Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT) svoltasi a Napoli nei giorni scorsi.

 «Per sconfiggere un nemico così agguerrito è necessario che l’esercito sia ben organizzato e altamente specializzato, non si va alla guerra in ordine sparso. Altrimenti armi efficaci e strategie rischiano di essere vanificate. Il tumore del polmone è un nemico difficile da combattere e quindi è arrivato il momento che in Italia ci si organizzi in Lung Unit, sull’esempio delle Breast Unit per il cancro alla mammella che sono istituzionalizzate e rappresentano un punto di riferimento per il paziente, con équipe dedicate, risorse proprie e strategie mirate». Ha parlato di “guerra” e di “esercito” Cesare Gridelli, presidente dell’Associazione Italiana Oncologica Toracica (AIOT) dal 23 al 25 giugno nel corso del  CIOT 2016, la Conferenza Internazionale di Oncologia Toracica giunta alla sua quinta edizione. Il simposio è presieduto dallo stesso Gridelli. «Una lung unit dove affrontare le grandi sfide che la malattia comporta – aggiunge Filippo de Marinis, Past President AIOT- alle quali si sommano quelle delle terapie sempre più efficaci ma anche costose e quelle della gestione del paziente chiamato ad un nuovo processo emozionale». In Italia ogni anno ci sono oltre 41mila nuove diagnosi di tumore al polmone, in calo tra gli uomini e in aumento tra le donne per colpa dei diversi atteggiamenti verso il fumo. Numeri che nascondono storie, vite, successi e drammi. Dal punto di vista epidemiologico, del resto, il cancro del polmone resta una delle più diffuse e gravi forme tumorali. Nel 2015 si stima che in Italia siano stati diagnosticati 41.100 nuovi casi, dei quali due terzi negli uomini (29.400) e un terzo nelle donne (11.700).  E’ al 4° posto tra i tumori più frequentemente diagnosticati (11%), dopo la mammella, il colon-retto e la prostata. Negli uomini è al 2° posto dopo il tumore alla prostata mentre nelle donne è al 3° posto dopo il tumore alla mammella e al colon-retto. E’ la più frequente causa di morte oncologica in assoluto. Resta la prima fra gli uomini (26%) mentre per le donne è al terzo posto (11%).

GRIDELLI: « SERVONO LE LUNG UNIT PER COMBATTERE QUESTA GUERRA»

GRIDELLI«Quelli del tumore del polmone – spiega Cesare Gridelli (nella foto qui sopra) Presidente dell’Associazione Italiana Oncologica Toracica (AIOT),  Direttore dell’Unità Operativa a Struttura Complessa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera “S.G.Moscati” di Avellino” e Presidente di CIOT 2016  – sono numeri da ‘guerra’: provoca in Italia oltre 30 mila decessi l’anno e nel mondo più di un milione, è la prima causa di morte oncologica nella popolazione. La sopravvivenza aumenta ma molto più lentamente che in altre forme tumorali e questo nonostante la ricerca abbia fatto negli ultimi anni passi da gigante. L’abitudine al fumo – in calo tra gli uomini ma in aumento tra le donne – e la difficoltà nella diagnosi precoce non aiutano di certo. Il tumore del polmone, così come è stato fatto per quello del seno, deve avere delle Lung Unit e cioè delle strutture organizzative all’interno delle principali strutture sanitarie che siano punti di riferimento per il paziente. Unità che possano contare su équipe (costituita da varie figure professionali come chirurgo, radioterapista, oncologo, pneumologo anatomo-patologo, biologo molecolare, radiologo etc.) altamente specializzate in grado di assicurare al paziente il miglior percorso terapeutico possibile: dalla diagnosi, così importante per poter avere cure mirate a bersaglio, alle terapie più innovative come l’immunoterapia. Oggi un paziente con il tumore del polmone deve essere consapevole di essere curato in una struttura specializzata dove vi sono tutte le possibilità terapeutiche ». Lung Unit per sconfiggere un big killer. Ma soprattutto per cercare di ottimizzare al meglio le risorse.  «Se vogliamo davvero che la sostenibilità non sia più un problema – aggiunge Cesare Gridelli – se vogliamo trovare risorse per usare i farmaci innovativi quando c’è bisogno occorre mettere in atto un processo di lungimiranza che passi anche dalle Lung Unit. Dobbiamo fare in modo che ci si ammali di meno. Innanzitutto con la prevenzione primaria e quindi la lotta al fumo e poi con la prevenzione secondaria e cioè con la diagnosi precoce. Negli Stati Uniti  raccomandano la TAC spirale di prevenzione ai  fumatori dopo i 55 anni e a quelli che hanno smesso da meno di 15 anni.  È uno strumento estremamente sensibile, e in grado di individuare tumori anche molto piccoli. Al momento in Europa però la TAC spirale viene eseguita prevalentemente all’interno di studi clinici. A differenza di quanto accade negli USA, anche per motivi economici. C’è molta attesa però per gli studi Nelson, olandese, e Italung, italiano, che entro la fine del 2016 dovrebbero definirne il corretto protocollo di uso e confermare i benefici che se ne ottengono».

DE MARINIS: «PER IL MEDICO DUE SFIDE: I COSTI E L’EMOZIONE DEL PAZIENTE»

«Abbiamo due problemi opposti a cui porre attenzione ed entrambi legati alle nuove terapie – spiega Filippo de Marinis Direttore della Divisione di Oncologica Toracica, dell’ Istituto Europeo di Oncologia- IEO- di Milano, Past-President di AIOT e membro del Comitato organizzatore di CIOT2016 –  da una parte i costi e dall’altra la gestione umana del paziente. Il sistema è legato, difatti, a vecchie logiche ma deve, rapidamente, cambiare. Iniziamo dai costi. L’immunoterapia, la nuova frontiera dei trattamenti, costa molto e  innesca un problema di sostenibilità economica che lega le mani ai medici. Gli amministratori locali dipendono dai budget delle Regioni che, in questi anni, non hanno modificato la loro  pianificazione alla luce delle nuove terapie. E così, se da una parte abbiamo organismi a livello nazionale che registrano nuove molecole costose, dall’altra abbiamo organismi locali che ne frenano di fatto un largo utilizzo. «Il miglioramento della qualità della vita del paziente con tumore polmonare è indubbio » conclude de Marinis accennando al secondo problema  attuale della “gestione umana o umanitaria” del paziente.  «In passato, quando si aveva a disposizione solo la chemioterapia capitava di non trattare il paziente perché la tossicità della terapia era decisamente più alta rispetto al beneficio. Oggi grazie ai trattamenti a bersaglio abbiamo cure più mirate, otteniamo una sopravvivenza maggiore e una qualità della vita soddisfacente. Tutto questo ci impone un cambio di passo a livello culturale e di gestione del paziente. E’ cambiato il percorso con i suoi obiettivi. Se prima c’erano mesi di letto oggi ci sono possibili anni di vita. E tutto questo ha innescato un modello di emozionalità nuovo nel paziente e nella sua famiglia di cui dobbiamo tener conto se vogliamo davvero prenderci cura del malato. Stiamo assistendo ad uno scollamento tra la positività dell’oncologo per l’aspettativa di vita permessa delle nuove cure e la paura/diffidenza del paziente che da quel tempo è spaventato, schiacciato comunque dalla non guaribilità della malattia. La collaborazione con gli psicologi è, quindi, indispensabile così come in IEO stiamo attuando».

CIOT 2016: 

«Il filo rosso è la multidisciplinarietà – spiega Fortunato Ciardiello, segretario AIOT e professore di oncologia medica nella II Università degli Studi di Napoli – appuntamenti come quelli di CIOT 2016 sono fondamentali per costruire un processo di educazione professionale a più voci che è alla base del corretto approccio al paziente. Anche alla luce delle novità che ci vengono dalla ricerca. La cura del paziente non è più solo nelle mani di un medico, ma deve avvalersi delle competenze di un team. Ma tutto questo non deve e non può restare un buon proposito, dobbiamo fare in modo che qualsiasi paziente abbia accesso ad percorso diagnostico-terapeutico appropriato. E per far ciò è necessario che il Servizio Sanitario Nazionale migliori la gestione delle risorse. Accanto alla Scienza, dunque anche la politica sanitaria. CIOT 2016 sarà tutto questo, in linea con  quanto fatto in questi anni dall’AIOT che, non a caso, ha messo a punto delle linee guida multidisciplinari proprio per cercare di rispondere all’emergenza sostenibilità in tutta Italia, visto che con l’immunoterapia siamo chiamati a raccogliere una sfida enorme».