TUMORE DELLA PROSTATA, LA PREVENZIONE HA DUE ALLEATI QUOTIDIANI

Un’analisi osservazionale realizzata grazie al database Health Search della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie SIMG mette in luce il ruolo dell’uso dell’acido acetilsalicilico, l’ultracentenaria aspirina, a bassi dosaggi, che determinerebbe una riduzione del rischio di contrarre un tumore alla prostata di oltre il 60%. E’ quanto emerge da uno studio scientifico appena pubblicato sull’International Journal of Cancer, coordinato dalla SIMG.

Stando al contenuto del lavoro scientifico, indagando il database con una modalità retrospettiva, ossia su dati già esistenti, si possono condurre studi di tipo epidemiologico. Uno di questi, nello specifico di tipo farmacoepidemiologico, ha consentito di correlare l’utilizzo dell’aspirina a basso dosaggio con un ridotto rischio di tumore alla prostata.

“Grazie all’osservazione dell’attività quotidiana della medicina del territorio si possono acquisire una quantità enorme di informazioni utili alla ricerca – sottolinea Claudio Cricelli, Presidente della SIMG – Questa è la grande novità degli ultimi anni e che ha già portato a grandi risultati. Questo lavoro ne è una ulteriore testimonianza. Farmaci tradizionali che noi consideriamo ormai perfettamente conosciuti e sui quali non ci dovrebbe essere null’altro da scoprire, in realtà, se bene osservati nella somministrazione ai pazienti nel medio lungo periodo, possono riservare ancora novità, compreso il possibile impiego anche nella prevenzione dei tumori come in questo caso in cui il principio attivo dell’acido acetilsalicilico non è ancora riconosciuto per la prevenzione dei tumori”.

Health Search è un database utilizzato da oltre 15 anni nella ricerca clinica. Nell’ambito della farmacoepidemiologia dei tumori, ossia nel correlare farmaci di uso corrente con l’insorgenza di neoplasie, ha consentito la descrizione di una novità assoluta. Ed è il primo di un intero settore di ricerca con studi in fase avanzata che sono in corso di pubblicazione.

Il database della SIMG ha una popolazione target di 1.200.000-1.500.000 di pazienti. I pazienti selezionati per questo studio, per ragioni di metodo, hanno almeno un evento cardiovascolare o cerebrovascolare ischemico, ossia sono quei pazienti che sono candidati al trattamento con aspirina a basse dosi. Questi parametri hanno consentito di identificare una coorte di circa 13.500 soggetti, sia sottoposti all’uso di aspirina che non ancora sottoposti alla terapia farmacologica.

“Gli studi su cui come SIMG ci stiamo concentrando riguardano prevalentemente adenocarcinomi – evidenzia Francesco Lapi, Direttore ricerca di Health Search – perché l’ipotesi che ci ha portato a fare questo lavoro è stato quello di verificare anche nei nostri dati, dando priorità a quei tumori di cui si sapeva ancora troppo poco, se l’aspirina a basso dosaggio aveva davvero un effetto protettivo su una serie di neoplasie di natura adenocarcinomica, ossia che avessero tutti la stessa origine cellulare. Abbiamo concentrato la nostra attenzione sul tumore della prostata e sulla sua prevenzione perché in letteratura erano presenti pochi studi di scarsa portata e con risultati talvolta contraddittori e poi anche perché è una tipologia di neoplasia che può essere seguita un po’ meglio in quanto ha per sua stessa natura un circoscritto numero di variabili che possono influenzare l’esito osservazionale. Il tumore prostatico per ragioni intrinseche della malattia rispetto ad altre forme tumorali ci ha permesso di lavorare con più precisione”.

Il campione è stato ponderato per rendere lo studio osservazionale scientificamente inappuntabile. Sono stati utilizzati nel lavoro pubblicato dall’International Journal of Cancer dei tempi di terapia a partire da un anno, così da correlarla in maniera plausibile all’insorgenza o meno di un tumore.

Lo studio ha osservato che negli uomini che seguivano una cura a base di aspirina a basso dosaggio, in particolare se per lungo tempo e con una frequenza d’uso più importante nell’arco di una settimana, un effetto protettivo del farmaco verso il tumore prostatico, con una drastica riduzione del rischio.

Se dopo il primo anno la riduzione è del 40% circa, dopo cinque anni di terapia con una frequenza d’uso di almeno tre somministrazioni a settimana, la protezione dal tumore alla prostata arriva al 60%.

Vale a dire che usare l’aspirina a basso dosaggio avrebbe un effetto protettivo che arriva a mettere al riparo dal contrarre un tumore della prostata un uomo su due.

A quasi 120 anni dalla sua scoperta, insomma, l’utilizzo di questo antico medicamento per molteplici indicazioni terapeutiche, in grado addirittura di assumere il ruolo di “matching” nei processi di metastasi oncologica, aprendo all’ipotesi che se impiegato a basso dosaggio possa ridurre lo sviluppo di alcune forme tumorali.